Lo scorso 20 aprile ha segnato una tappa significativa per la sanità italiana: l’Irccs Istituto Clinico Humanitas ha celebrato i suoi primi 30 anni di attività. L’evento, svoltosi a Rozzano (Mi), non è stato solo un momento di celebrazione dei traguardi raggiunti, ma ha coinciso con un passo decisivo verso il futuro della medicina: l’inaugurazione del Proton building, un centro di eccellenza dedicato alle cure oncologiche di frontiera.

La storia di Humanitas, nata dall’incontro tra cultura clinica, management scientifico e visione imprenditoriale, ha dato vita a un modello di Teaching and Research Hospital unico nel suo genere. Oggi questa realtà conta oltre 9.400 professionisti e una rete di 12 ospedali che curano circa il 10% della popolazione italiana. Come sottolineato dal Presidente Gianfelice Rocca, “la sfida odierna è coniugare l’innovazione tecnologica con l’accessibilità, garantendo cure d’avanguardia a tutti i cittadini in un contesto di invecchiamento della popolazione e costi crescenti”.

Evento clou di questo anniversario è il nuovo Proton building, una struttura di 6.435 m² che rappresenta il primo caso in Italia di centro di Protonterapia interamente integrato all’interno di un Policlinico universitario dotato di Pronto Soccorso. Questa integrazione è fondamentale: permette al paziente di essere seguito in un percorso multidisciplinare completo, dalla diagnosi al trattamento, fino alla gestione di eventuali complicanze.

L'edificio non ospita solo la Protonterapia, ma potenzia l'intero Cancer center con 30 ambulatori, Tc di ultima generazione (tra cui una Photon Counting per diagnostica accurata) e un ampliamento del Day hospital oncologico.

L’importanza clinica della protonterapia

Ma perché la Protonterapia è considerata la frontiera della radioterapia? A differenza della tecnica tradizionale che utilizza raggi X, la Protonterapia impiega fasci di protoni ad alta energia. La sua superiorità clinica risiede nella precisione: i protoni rilasciano la quasi totalità della loro energia direttamente all’interno della massa tumorale, risparmiando i tessuti sani circostanti.

Questo approccio è cruciale per trattare:

  • tumori in sedi critiche come il sistema nervoso centrale, l’occhio, la base del cranio o il midollo spinale, dove la vicinanza a organi vitali rende rischiosa la radioterapia tradizionale;
  • pazienti fragili o pediatrici, riducendo drasticamente gli effetti collaterali a lungo termine.
  • casi complessi, come recidive in aree già radiate, cordomi, condrosarcomi e sarcomi dei tessuti molli.

Grazie alla collaborazione tra diversi specialisti, Humanitas è oggi in grado di offrire questo trattamento anche a pazienti portatori di pacemaker, precedentemente esclusi da tali cure.

Oltre alla tecnologia, il Proton Building è la casa della Clinical trial unit, un reparto dedicato agli studi clinici di fase 1, 2 e 3. Qui i pazienti hanno accesso a terapie sperimentali e farmaci innovativi, come gli anticorpi bispecifici o le terapie cellulari Car-T, prima che diventino standard di cura.