Longevità, confermata l’azione antinvecchiamento della metformina
La molecola, utilizzata da decenni per la sua azione di controllo glicemico, sta attirando l’attenzione a livello mondiale per potenziali effetti antinvecchiamento e non solo. “Studi internazionali riportano azione antitumorale, neuroprotettiva e un possibile impatto sulla durata delle funzioni cerebrale – spiega Cesare Sirtori, farmacologo clinico dell’Università di Milano e speaker all’Aging and Longevity Conference 2026 (Alc) - con riscontri nelle scimmie in Cina e, relativamente ad alcuni tumori, anche nell’uomo. È attualmente in corso un progetto (Tame), guidato da Nir Barzilai, medico genetista Direttore dell’Institute for Aging Research all’Albert Einstein College of Medicine di New York, uno dei più avanzati al mondo, per valutare l’efficacia di questo farmaco che pare in grado di rallentare l’invecchiamento umano, se usato regolarmente. Tra l’altro a un costo minimo: appena 2 euro al mese. Si stanno seguendo alcune migliaia di persone anziane (65-79 anni) in trattamento con metformina o placebo, che saranno controllate per 5-7 anni. Obiettivo, valutare non solo la sopravvivenza, ma anche l’insorgenza di tumori e la funzione cerebrale”.
Un farmaco in continua evoluzione
Com’è noto, la metformina ha un effetto importante sulla resistenza all'insulina, agendo sui recettori di questo ormone e sui mitocondri, attraverso un complesso meccanismo. Altri meccanismi correlati portano a un miglioramento clinico del diabete di tipo 2, a una significativa riduzione dei lipidi e infine alla perdita di peso. “Negli ultimi anni poi è emersa anche un'azione antitumorale – continua il prof. Sirtori - Questo effetto sembra dipendere in parte dall'attività mitocondriale e dalla resistenza alla fosfatidilinositolo 3-chinasi osservata in alcune neoplasie. La metformina potrebbe avere una attività contro il cancro al seno; molte ricerche, sia di base che studi clinici, stanno cercando di fare luce sul potenziale della metformina per aumentare la durata della vita. È nota anche la sua attività sull'infiammazione associata all'età (detta inflammaging) e sulla capacità di modificare il microbiota intestinale. Infine possiede un’attività senolitica, che riducendo le cellule in senescenza porta benefici in condizioni legate all'età, come il morbo di Parkinson. In particolare, è stato descritto un rallentamento dell'orologio biologico dell'invecchiamento nelle scimmie maschio, con attenuazione dell'invecchiamento neuronale, e conseguente miglioramento delle funzioni cognitive che la rendono oggetto di recenti osservazioni in gravi disturbi neurologici, tra cui la sclerosi laterale amiotrofica e la demenza frontotemporale”.