Quasi un italiano su due rinuncia alle cure
Secondo l'indagine, il 56% degli italiani dichiara di vivere una fase caratterizzata da incertezza e pressione quotidiana, mentre quasi una persona su due (48%) afferma di aver rinunciato a visite specialistiche, prestazioni sanitarie o prodotti legati al benessere per ragioni economiche.
Il tema della sostenibilità delle cure emerge con forza anche dalle preoccupazioni espresse dagli intervistati. Il 41% teme infatti di non essere in grado di sostenere i costi delle cure future o di perdere la propria autonomia. Inoltre, per il 31% delle famiglie le spese sanitarie rappresentano un peso significativo sul bilancio domestico.
Tra le prime voci sacrificate quando le risorse economiche diminuiscono figurano le visite specialistiche, indicate dal 14% degli intervistati, seguite dai prodotti per il benessere (12%) e dagli esami diagnostici (10%).
Prevenzione ancora debole. Nonostante una maggiore sensibilità verso i temi della salute, la prevenzione continua a rimanere un punto critico. Il 44% degli italiani dichiara di prestare oggi più attenzione al proprio stato di salute rispetto al passato, ma soltanto l'11% investe in modo costante e programmato in attività preventive.
L'aumento dell'attenzione è determinato soprattutto dall'avanzare dell'età e da una maggiore consapevolezza dei rischi (25%), oppure dall'esperienza diretta di una malattia personale o familiare (14%). Nella maggior parte dei casi, tuttavia, l'intervento avviene solo quando i sintomi diventano fastidiosi o quando emerge un problema concreto di salute.
Quando compare un problema sanitario, il Mmg resta il principale punto di riferimento per il 46% dei cittadini. Tuttavia, una quota significativa della popolazione sceglie inizialmente percorsi alternativi, informandosi online, rivolgendosi alla farmacia o monitorando autonomamente l'evoluzione dei sintomi.
Quattro profili di cittadini. L'analisi individua diversi atteggiamenti nei confronti della salute. Il gruppo più numeroso è quello dei "vincolati" (29%), cittadini fortemente orientati alla prevenzione ma limitati dalle difficoltà economiche. Seguono i "pianificatori" (26%), che mantengono un rapporto stabile con il medico e con i controlli periodici; i "pragmatici" (25%), che si attivano soprattutto in presenza di sintomi; e gli "indipendenti" (20%), più propensi all'autogestione e agli strumenti digitali.
L'indagine evidenzia inoltre una diversa visione delle responsabilità in materia di salute: il 53% degli italiani ritiene che debba essere principalmente lo Stato a garantire la tutela sanitaria, mentre il 25% propende per una responsabilità condivisa tra istituzioni e cittadini e il 22% la considera prevalentemente individuale.