La conoscenza dei farmaci equivalenti arretra e la fiducia dei cittadini, soprattutto delle nuove generazioni, fatica a consolidarsi. È quanto emerge dalla terza edizione dell'indagine realizzata da Swg per Cittadinanzattiva e presentata al Ministero della Salute in occasione dell'evento conclusivo della sesta edizione della campagna "IoEquivalgo", promossa con il contributo non condizionato di Egualia e in collaborazione con Federfarma e Fofi. La ricerca, condotta tra aprile e maggio su un campione rappresentativo di 2.500 cittadini maggiorenni, evidenzia come gli italiani si dichiarino mediamente attenti alla propria salute ma sempre più orientati a cercare risposte rapide online. A fronte di piccoli disturbi fisici e psicologici, cresce infatti il ricorso a internet, ai chatbot basati sull'intelligenza artificiale e ai farmaci da banco, mentre diminuisce la familiarità con i medicinali equivalenti.
Secondo l'indagine, l'81% degli italiani ritiene di essere ben informato sui temi della salute. Tuttavia, nel 56% dei casi la principale fonte informativa resta il web e il 12% degli intervistati dichiara di consultare sistemi di IA per ottenere indicazioni su salute e benessere. Tra i giovani della Gen Z la quota sale al 17%. Parallelamente emerge un rapporto sempre più disinvolto con i medicinali. Il 38% degli intervistati tende a fare scorta dei farmaci più utilizzati, mentre tra Millennials e Gen Z si osservano comportamenti considerati a rischio, come l'assunzione di farmaci scaduti e lo smaltimento improprio dei medicinali. Quasi tre cittadini su dieci dichiarano infatti di gettare i farmaci nell'indifferenziata.
A preoccupare maggiormente è il dato relativo ai farmaci equivalenti. La conoscenza di questi medicinali registra un calo del 5% negli ultimi cinque anni. Soltanto il 50% dei giovani della Gen Z afferma di conoscerli bene, contro una media nazionale del 70% e il 79% rilevato tra i baby boomers.
L'indagine evidenzia inoltre una riduzione della consapevolezza sulle caratteristiche degli equivalenti e una lieve crescita della preferenza per i farmaci di marca, legata sia all'abitudine sia a una maggiore diffidenza. Il fenomeno interessa diverse categorie terapeutiche, dagli antidolorifici agli antibiotici fino ai farmaci gastrointestinali. Sul fronte prescrittivo, il comportamento dei medici rimane sostanzialmente stabile: nel 30% dei casi viene indicato soltanto il principio attivo, lasciando al paziente la scelta tra equivalente e brand; nel 22% viene invece riportato esclusivamente il farmaco di marca; nel 36% compaiono sia il principio attivo sia il nome commerciale.
La questione assume una rilevanza non solo culturale ma anche economica. Secondo il report annuale del Centro Studi Egualia, nel 2025 i cittadini italiani hanno sostenuto oltre un miliardo di euro di spesa aggiuntiva per acquistare il farmaco di marca invece dell'equivalente disponibile a prezzo inferiore.
Le differenze territoriali restano marcate. I consumi degli equivalenti risultano più elevati nel Nord Italia, dove rappresentano il 41,4% delle confezioni dispensate, contro il 30,1% del Centro e il 24,8% del Sud. Le quote più alte si registrano nella Provincia autonoma di Trento, in Lombardia e Piemonte, mentre Basilicata, Calabria e Campania chiudono la classifica.
Anche sul fronte della compartecipazione alla spesa emergono forti squilibri: i cittadini di Lazio e Molise sono quelli che sostengono gli esborsi maggiori per scegliere il farmaco di marca, mentre in Lombardia il differenziale di prezzo risulta più contenuto.
Le proposte di Cittadinanzattiva. Per colmare il divario informativo, Cittadinanzattiva propone una strategia articolata che parta dalla comunicazione istituzionale. Tra le priorità indicate figurano campagne informative sui canali digitali e social per raggiungere le fasce più giovani della popolazione, l'introduzione di percorsi di educazione sanitaria nelle scuole e nelle università e il rafforzamento dell'alfabetizzazione digitale in ambito sanitario. Accanto a questo, viene richiesto di investire nella formazione dei professionisti sanitari, con particolare attenzione alle competenze comunicative necessarie per contrastare pregiudizi e false convinzioni sui farmaci equivalenti. Un'esigenza già emersa nell'ambito del corso di formazione promosso da Cittadinanzattiva con Federfarma e Fofi, al quale hanno partecipato oltre 2.700 farmacisti. Tra le ulteriori proposte figurano il monitoraggio dell'intero percorso prescrittivo, una maggiore attenzione all'utilizzo della clausola di non sostituibilità e l'apertura di tavoli di confronto nelle Regioni del Centro-Sud, dove l'impiego degli equivalenti continua a registrare maggiori difficoltà. Per l'associazione, promuovere l'utilizzo dei farmaci equivalenti rappresenta una leva strategica sia per la sostenibilità del Ssn sia per contenere la spesa sanitaria a carico delle famiglie, in particolare di quelle economicamente più fragili.