La nuova programmazione della sanità pubblica compie il passo decisivo. Il Piano nazionale della prevenzione 2026-2031 ha infatti ottenuto il via libera della Conferenza Stato-Regioni e punta a ridisegnare le politiche preventive del Ssn nei prossimi cinque anni, con un’impostazione centrata su prossimità, presa in carico e riduzione delle disuguaglianze territoriali.
L’impianto del documento supera la logica degli interventi uniformi, promuovendo una sanità d’iniziativa sempre più personalizzata e costruita sui bisogni epidemiologici reali della popolazione, secondo l’approccio One Health che integra salute umana, animale e ambientale.
Tra le priorità figurano il rafforzamento della prevenzione delle Malattie croniche non trasmissibili (Mcnt), con interventi su alimentazione, attività fisica e contrasto al tabagismo, oltre all’ampliamento delle strategie contro le dipendenze. Accanto alle sostanze stupefacenti tradizionali, il Piano include infatti anche il Disturbo da gioco d’azzardo (Dga) e l’uso compulsivo delle tecnologie digitali tra i giovani.
Ampio spazio anche alla sicurezza nei luoghi di lavoro, con più controlli e formazione per ridurre infortuni e malattie professionali, e al potenziamento dei Lea della prevenzione, con l’obiettivo di aumentare adesione agli screening oncologici e coperture vaccinali.
Uno dei cardini della strategia resta la centralità della medicina territoriale. Mmg, pediatri e specialisti ambulatoriali saranno chiamati a svolgere un ruolo chiave nelle Case della Comunità, intercettando precocemente fragilità e fattori di rischio attraverso percorsi di presa in carico continuativa. La digitalizzazione rappresenta un altro asse strategico del Piano. Telemedicina e Fascicolo sanitario elettronico (Fse) dovranno rendere più efficace il monitoraggio dei percorsi di prevenzione e facilitare interventi mirati e tempestivi.
Trasversale anche il riferimento alla medicina di genere: campagne di screening, comunicazione del rischio e trattamenti dovranno considerare differenze biologiche e socio-culturali tra uomini e donne per garantire appropriatezza ed equità di accesso alle cure.
Positivo il giudizio espresso da Cittadinanzattiva, che definisce il nuovo Piano "necessario" e apprezza il rafforzamento del raccordo istituzionale fra livello nazionale e territori. La segretaria generale Anna Lisa Mandorino sottolinea in particolare il focus sui primi mille giorni di vita, definiti "una finestra di opportunità irripetibile per costruire la salute futura e azzerare le disuguaglianze di partenza". Secondo l’associazione civica, uno degli elementi più rilevanti è inoltre il sistema di monitoraggio più stringente introdotto dal Piano, che collegherà lo stato di avanzamento delle Regioni agli obiettivi previsti fino al 2031 e al rispetto dei Lea.
Ora il dossier passa alle amministrazioni regionali, chiamate a tradurre le linee strategiche in Piani regionali della prevenzione entro il 30 novembre 2026. Ed è proprio sull’attuazione concreta che si concentrerà l’attenzione delle organizzazioni civiche. "Vigileremo affinché l’approccio intersettoriale previsto dal Piano diventi una garanzia esigibile per tutti i cittadini, indipendentemente dalla condizione socio-economica o dalla Regione in cui vivono", avverte Mandorino.
La sfida, dunque, si sposta dai principi alla capacità del sistema sanitario di renderli omogenei sul territorio nazionale, evitando che prevenzione, screening e presa in carico continuino a viaggiare a velocità diverse tra Nord e Sud.
Prevenzione, il Piano 2026-2031 incassa il sì delle Regioni