Evd“Ci sono forti responsabiltà delle strutture sanitarie perché non applicano le attuali normative sulla sicurezza nel lavoro e omissioni legislative sull’applicazione della nuova legge contro la violenza sui medici approvata poco prima della pandemia.” Queste due delle riflessioni dibattute nel corso della della trasmissione televisiva “La nostra Sanita’ su Fimmglaziotv, andata in onda di recente dove si è parlato dell’aggressione di due dottoresse in un presidio di guardia medica a Udine. Nel frattempo una delle dottoresse aggredite, Adelaide Andriani, 28 anni, ha deciso di rinunciare all'incarico e di lasciare la continuità assistenziale.
Nel corso della trasmissione di FimmgLaziotv a cui hanno partecipato il presidente dell’OMCeO di Udine Gian Luigi Tiberio e l’Avv Olindo Cazzolla esperto in giurisdizione sanitaria, si è discusso come, se da un lato le strutture sanitarie non applicano la normativa sulla sicurezza degli operatori, con infrazione al D.LGS. 81/2008 (rimozione o omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro art. 437 c.p.), dall’altro non è stata applicata la legge prevista contro la violenza sui medici, nel caso specifico di Udine i responsabili dell’aggressione sono stati identificati e rimessi in libertà mentre le attuali normative prevedono che ci sia una procedibilità d’ufficio e l’arresto dei responsabili che potenzialmente potrebbero reiterare un reato e quindi trattenuti. Ma non solo, andrebbero identificate le situazioni a rischio e messe in sicurezza, e la magistratura, quando si verificano questi incidenti, dovrebbe procedere sì d’ufficio contro i responsabili, ma anche contro chi non ha messo i sanitari colpiti nelle condizioni di sicurezza ottimali, i presidi di continuità assistenziale, sono altamente a rischio perché inadatti dal punto di vista della sicurezza, in quanto come ubicazione e poco protetti".

Intanto i giovani abbandonano la professione
Adelaide Andriani, 28 anni, una delle dottoresse aggredite a Udine ha deciso di rinunciare all'incarico e di lasciare la continuità assistenziale. "Ci stavo pensando da tempo - ha dichiarato -  lascerò la professione medica. Questo episodio è stata l'occasione per decidere di fare altro". Andriani è stata aggredita, subendo un principio di strangolamento, la sera del 7 gennaio, mentre era di turno come guardia medica a Udine. L’aggressore era l’accompagnatore di un paziente a cui era stato consigliato di recarsi in Pronto soccorso per alcuni approfondimenti diagnostici. L’uomo ha dapprima minacciato la dottoressa e, quindi, le ha messo le mani al collo, tentando di strangolarla prima di darsi alla fuga, dopo che la collega di Andriani, Giada Aveni, è prontamente intervenuta per difenderla.
Ma episodi del genere si registrano sempre più frequentemente. Durante le festività natalizie a Bitonto, per esempio un paziente che si lamentava del tempo di attesa nello studio del Mmg con un calcio ha fratturato la mano del medico dopo che quest'ultimo l'aveva rassicurato sul fatto che a breve l'avrebbe visitato.
“Episodi di questo genere, magari con conseguenze meno gravi e spesso non denunciati, continuano a ripetersi - ha tenuto a precisare  Nicola Calabrese, segretario Fimmg Bari - la sicurezza degli operatori sanitari è un’emergenza che non si è mai risolta. Semplicemente, è stata dimenticata per un po’ dai media. Non possiamo però attendere il caso tragico per ricordarcene. Chiediamo la piena applicazione della legge sulla sicurezza degli operatori sanitari, soprattutto in riferimento alla procedibilità d'ufficio, sgravando gli operatori dalla denuncia dell'episodio”.


Il video della trasmissione di 'La nostra Sanita’ 





Login
    Ricordami     Dimenticato Login?   Registrati