“L’analisi di Italia Longeva sui trend di fragilità, nata dalla collaborazione tra geriatri e medici di medicina generale, mostra che il numero di adulti over-50 affetti da fragilità sta crescendo sensibilmente nel tempo e ha raggiunto tassi non irrilevanti. Questa osservazione ci esorta a mettere in campo strumenti mirati all’identificazione precoce di questi individui all’interno della comunità”, commenta Roberto Bernabei, presidente di Italia Longeva. “Sapere come evolve nel tempo la condizione di fragilità della popolazione, da cosa è influenzata e in quali aree del Paese si concentra, è un fattore chiave per una buona programmazione sociosanitaria, sia a livello nazionale che regionale, perché permette di anticipare le esigenze assistenziali delle fasce più vulnerabili e di organizzare un’adeguata offerta di assistenza territoriale a lungo termine, facendo sì che l’anziano venga preso in carico nel posto migliore a seconda del grado di complessità dei suoi bisogni”.
Per quanto riguarda la mappa della fragilità nelle diverse regioni d’Italia, l’analisi elaborata da Davide Vetrano, professore associato di geriatria al Karolinska Institutet di Stoccolma, evidenzia, nel periodo 2011-2021, un aumento generale della prevalenza di fragilità moderata-severa, che segue un gradiente via via crescente da Nord a Sud: la Campania è la regione con più alta prevalenza di fragilità (in media del 15,3%), seguita da Sicilia (13,9%), Puglia (12,9%), Calabria (12,6%) e Umbria (12,3%). Al contrario, dati di prevalenza più bassi si registrano in Valle D’Aosta (7%) e Piemonte (7,8%). Poiché è proprio dalla presenza di fragilità severa che presumibilmente scaturisce il bisogno di cure domiciliari o residenziali, l’indagine di Italia Longeva ha analizzato anche il rapporto tra il tasso di fragilità negli over-65, l’offerta regionale di posti letto nelle residenze socioassistenziali (RSA) e i servizi di assistenza domiciliare (ADI). Il quadro che emerge è ancora una volta eterogeneo lungo la penisola: sono le regioni del Nord (Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino Alto Adige) insieme a Marche e Toscana ad offrire servizi di ADI o RSA proporzionati al numero di anziani con fragilità severa residenti nella stessa regione.
“Nel corso degli anni, ad una documentata espansione della fragilità – dato riscontrato anche in altri Paesi –, in Italia non siamo stati in grado di far corrispondere una proporzionata crescita dei servizi che offrono cure domiciliari e residenziali. Il fenomeno va stretto in una morsa, da un lato investendo in prevenzione della multimorbidità e fragilità, dall’altro, potenziando la rete della long-term care”, spiega Davide Vetrano, consulente scientifico di Italia Longeva.
I dati del Ministero della Salute sull’offerta di assistenza domiciliare (ADI) e residenziale (RSA), censiti da Italia Longeva all’interno dell’Indagine, mostrano un aumento progressivo degli anziani che hanno beneficiato di questi servizi tra il 2014 e il 2022, sebbene l’incremento sia moderato e con una forte variabilità regionale dell’offerta. Se nel 2014 è stato assistito in ADI l’1,9% degli over-65 residenti in Italia (poco più di 250.000 anziani), nel 2022 è stato interessato il 3,27% degli ultrasessantacinquenni (circa 460.000 individui). Un trend positivo si è registrato anche per il numero di anziani accolti nelle RSA che è passato dal 2,17% degli over-65 nel 2017 (poco più di 296.000 persone) al 2,58% nel 2022 (oltre 360.000 anziani).
“Il timido incremento dell’offerta di ADI e RSA è positivo ma non basta a soddisfare i bisogni della crescente fetta di popolazione anziana affetta da fragilità. È evidente che se non si inverte questa traiettoria, il servizio sanitario non sarà più in grado di sostenere il peso della fragilità, che va di pari passo con l’aumento del carico di patologie croniche. L’imperativo, oggi, è di non sprecare l’occasione del Pnrr per riorganizzare il sistema delle cure territoriali, destinando risorse, strutture e professionalità adeguate a garantire una risposta efficace alle necessità dei nostri anziani”, conclude il presidente Bernabei.