Si stima che in Italia la malattia renale cronica (Mrc) riguardi circa 5 milioni di persone, ma che solo una su tre riceva una diagnosi corretta. Si tratta di una patologia spesso asintomatica, almeno inizialmente, ma che può evolvere fino all’insufficienza renale avanzata, con la necessità di dialisi o trapianto. Non solo: è noto che i portatori di Mrc presentano un aumento significativo del rischio cardiovascolare e ridotta possibilità di ricevere terapie salvavita.
È in questo contesto che nasce Premio – Progetto per la gestione integrata della Mrc, una iniziativa congiunta della Società Italiana dei medici di medicina generale e delle cure primarie (Simg) e della Società Italiana di Nefrologia (Sin).

Focus sulla diagnosi precoce
È nelle fasi iniziali di malattia che è possibile agire con maggiore efficacia. La diagnosi precoce, insieme a una gestione condivisa tra medicina generale e specialistica possono infatti rallentare in modo significativo la progressione della malattia, migliorare la qualità di vita dei pazienti e ridurre il ricorso alle terapie sostitutive (dialisi e trapianto), con evidenti risparmi in termini di costi umani, sociali e sanitari.
Tanto più in questo momento storico, in cui i progressi clinici e farmacologici hanno aperto nuove prospettive nella gestione della Mrc, rendendo possibile modificare la sua evoluzione.
“Oggi disponiamo di strumenti diagnostici e terapeutici che permettono non solo di trattare la malattia renale cronica, ma di intervenire in modo sempre più efficace sulla sua evoluzione – sottolinea Luca De Nicola, Professore Ordinario di Nefrologia presso l'Università della Campania Luigi Vanvitelli e Presidente Sin - Le evidenze scientifiche degli ultimi anni indicano con chiarezza che è possibile rallentare la progressione della patologia, rimandando anche di 25 anni la dialisi, riducendo nel contempo anche il rischio cardiovascolare e consentendo infine la prescrizione di terapie salvavita per le malattie neoplastiche e infettive. Ma per farlo è fondamentale anticipare la diagnosi e costruire percorsi condivisi tra medicina generale e specialistica. In questo senso il progetto Premio rappresenta un passaggio strategico: vogliamo costruire una rete clinica e formativa nazionale capace di rendere più efficace la collaborazione tra nefrologi e medici di medicina generale e di migliorare in modo concreto la gestione complessiva della Mrc”.

Una rete nazionale
Il progetto Premio nasce con l’obiettivo di trasformare la diagnosi precoce della Mrc in una pratica diffusa su tutto il territorio nazionale, con una collaborazione strutturata tra Mmg e nefrologi. Cuore del progetto è la costruzione di una rete formativa e clinica integrata, capace di coinvolgere progressivamente migliaia di professionisti e di migliorare l’emersione della patologia.
“Con il progetto Premio vogliamo costruire una rete capillare di medici di medicina generale e nefrologi in grado di lavorare insieme sul territorio - spiega Alessandro Rossi, Presidente Simg - Partiamo dalla formazione di coppie di professionisti che diventeranno referenti regionali e formatori, con l’obiettivo di diffondere competenze e strumenti operativi su tutto il territorio nazionale. La medicina generale è il primo punto di contatto con il paziente e può fare la differenza nell’identificazione precoce della malattia e nella presa in carico continuativa”.

Un percorso triennale
Il progetto si svilupperà lungo un percorso triennale (2026–2028) articolato su più livelli.
La prima fase, avviata con il corso nazionale del 18 aprile 2026, prevede la formazione dei formatori, che guideranno la diffusione del modello nei rispettivi territori.
Seguiranno 24 corsi territoriali in tutta Italia, a partire dal 6 giugno, che vedranno il coinvolgimento congiunto di medici di medicina generale e nefrologi, affiancati da una formazione digitale asincrona attiva tra giugno e dicembre 2026.
L’obiettivo è rendere la diagnosi precoce e la gestione integrata della Mrc una pratica quotidiana nella medicina del territorio, migliorando l’appropriatezza dei percorsi di cura e favorendo una collaborazione stabile tra professionisti.
Premio si propone come un modello organizzativo replicabile anche in altri ambiti della cronicità, con l’ambizione di coinvolgere nel tempo gran parte dei Mmg italiani e contribuire all’emersione di milioni di pazienti oggi non diagnosticati. Un passo concreto verso una sanità proattiva, capace di intervenire prima che la malattia si manifesti in forma avanzata e di migliorare in modo significativo la qualità di vita delle persone.
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