L'American Heart Association (Aha) e l'American College of Cardiology (Acc) hanno pubblicato le prime linee guida su prevenzione, diagnosi, valutazione e trattamento della cosiddetta sindrome cardio-renale-metabolica (Ckm), considerata come quella che sta diventando la principale causa di rischio di malattie cardiovascolari nella popolazione.
Insieme alle linee guida, l'Aha e l'Acc hanno pubblicato una dichiarazione scientifica sulle rispettive riviste di punta, Circulation e Jacc. Anche l'American Diabetes Association, la sua Obesity Association e l'American Society of Nephrology hanno collaborato alla stesura e all'approvazione delle linee guida Aha/Acc, che sostituiscono quelle del 2013 per la gestione del sovrappeso e dell'obesità negli adulti.

Un’unica sindrome multiorgano
Il punto di partenza è che la salute cardiovascolare non dovrebbe più essere separata dalla salute metabolica e renale.
Le linee guida introducono un sistema di stadiazione per la sindrome Ckm:

- Stadio 1: sovrappeso/obesità o prediabete senza altri fattori di rischio metabolico, malattia renale o malattia cardiovascolare;
- Stadio 2: almeno un fattore di rischio metabolico (come ipertensione, ipertrigliceridemia, diabete di tipo 2 o sindrome metabolica), malattia renale cronica a rischio moderato-alto, o entrambi, ma senza malattia cardiovascolare conclamata;
- Stadio 3: malattia cardiovascolare subclinica e fattori di rischio Ckm, rischio di malattia cardiovascolare a 10 anni secondo i criteri Prevent Cvd ≥ 20%, o rischio di malattia renale molto elevato, secondo i criteri Kdigo (Kidney Disease: Improving Global Outcomes) (stadi G3a con A3, G3b con A2-A3 o intervallo G4-G5).
- Stadio 4: diagnosi di malattia cardiovascolare (coronaropatia, insufficienza cardiaca, ictus, arteriopatia periferica o fibrillazione atriale) con sovrappeso o obesità, altri fattori di rischio metabolico o malattia renale.
L'obiettivo è promuovere l'identificazione precoce, con particolare attenzione alla gestione del peso, considerato fattore cruciale di questa sindrome e principale fattore determinante sia della progressione che della regressione. Una terapia precoce, con un intervento tempestivo sui fattori di rischio, porta, secondo gli autori, a migliori risultati.

Trattamento
Le linee guida delineano un approccio terapeutico progressivo che prevede, nella fase 1, un'intensa modifica dello stile di vita associata a terapie farmacologiche per l'obesità e/o chirurgia metabolica e bariatrica, fino alle terapie farmacologiche mirate ad altri componenti della sindrome di Ckm, come indicato nelle fasi 2-4.
Il documento segna la prima volta che le terapie con agonisti del recettore Glp-1 vengono raccomandate per individui selezionati con obesità, diabete di tipo 2 e altri fattori di rischio per malattie cardiovascolari, al fine di ridurre il rischio di eventi cardiaci.
La soglia di rischio per iniziare la terapia a base di Glp-1, con inibitori Sglt2 o con una combinazione delle due classi per la cardioprotezione in individui con diabete di tipo 2 e sindrome Ckm di stadio 2 o 3 è incentrata su un rischio di malattie cardiovascolari a 10 anni secondo il programma Prevent- Cvd pari ad almeno il 7,5%.

L’importanza di un coordinamento
Viene sottolineata la necessità di una figura di riferimento che coordini gli sforzi del team interdisciplinare per la gestione delle malattie croniche, faciliti l'implementazione di cure basate sull'evidenza e di terapie mediche raccomandate dalle linee guida, e supporti pazienti e medici.
Secondo le linee guida, questo coordinatore può esaminare i dati del sistema sanitario a intervalli regolari e individuare opportunità e strategie di miglioramento negli interventi basati sul rischio.
Gli autori, sostengono anche che i medici non dovrebbero sottovalutare la difficoltà di implementazione: molti sistemi sanitari non dispongono dell'infrastruttura necessaria per una cura della Ckm realmente integrata, l'accesso alla farmacoterapia per l'obesità rimane discontinuo e le strutture di rimborso favoriscono una cura episodica frammentata piuttosto che la prevenzione a lungo termine.