Case di Comunità: le linee guida dell'Agenas
Il cuore pulsante: l'équipe di base. Nelle Cdc il lavoro non deve più avvenire "in serie", bensì in modalità "intrecciata". L'unità minima essenziale è l'équipe di base, composta da Mmg (o Pls), infermiere di famiglia, assistente sociale e personale amministrativo.
Il Mmg rimane il referente clinico e il titolare del rapporto fiduciario con l’assistito, responsabile del percorso diagnostico-terapeutico. Tuttavia, la sua azione si integra in un'interdipendenza con gli altri professionisti, in modo da poter superare i limiti d’azione del singolo attraverso una collaborazione costante.
Uno dei punti più innovativi riguarda la leadership. Accanto a quella verticale (direzione di distretto), le linee guida promuovono una leadership orizzontale e condivisa all'interno dell'équipe. Non più un comando gerarchico, ma una forma collaborativa distribuita in base alle competenze. In questo contesto, il case management diventa cruciale: un professionista viene individuato come referente costante a seconda del bisogno prevalente del paziente.
Il nodo dell'attuazione: risorse e autonomia. Sebbene il modello proposto da Agenas sia ambizioso, bisogna tenere in considerazione che la maggior parte dei sindacati di categoria pongono l'accento sulla fattibilità pratica del progetto. La vigilanza dei sindacati si concentra su due pilastri che condizioneranno il successo delle Cdc:
1. Sostenibilità economica: I rappresentanti dei medici insistono sulla necessità di investimenti certi in personale di supporto e diagnostica. Senza risorse strutturali, il rischio è che il modello "intrecciato" resti una dichiarazione d'intenti priva di gambe operative.
2. Tutela dell'autonomia: La leadership condivisa non deve tradursi in una burocratizzazione della professione. Viene chiesta massima chiarezza sulle responsabilità legali e sulla salvaguardia della regia clinica del Mmg, che deve poter esercitare la propria autonomia diagnostica senza interferenze amministrative.
Perché l'équipe funzioni, Agenas punta su strumenti come la cartella sociosanitaria condivisa e il Pai (Piano assistenziale individualizzato). Tuttavia, il sistema di monitoraggio proposto dovrà tenere conto anche della qualità della vita professionale: la prevenzione del burnout e il benessere del clima interno sono considerati vitali per evitare che il nuovo modello territoriale perda attrattività per i professionisti.
Le Cdc sono chiamate a diventare "ecosistemi sociali collaborativi" dove la fiducia è un patrimonio collettivo. Per la medicina generale, questa sfida rappresenta l'occasione per riappropriarsi di una medicina d'iniziativa, a patto che l'integrazione multiprofessionale si traduca in un reale supporto alla clinica e non in un ulteriore carico gestionale.
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Il documento è attualmente in bozza e Agenas ha aperto una consultazione pubblica ad hoc. Nel periodo compreso tra il 20 aprile 2026 e il 18 maggio 2026 è possibile partecipare mediante la compilazione di una scheda, accessibile previa registrazione ai servizi online del Portale Agenas all’indirizzo https://servizi.agenas.it. Per supporto è possibile scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., a cui risponde il personale dell’Uoc Monitoraggio Lea, Ssr e Aziende sanitarie.