Alcuni dati di recente pubblicazione hanno dimostrato che seguire una dieta ricca di fibre è legata a un minor rischio di demenza invalidante. Gli investigatori hanno condotto un'indagine sulle abitudini dietetiche su 3700 adulti sani di mezza età che poi sono stati seguiti per un massimo di 20 anni. Ed è emerso che i partecipanti che consumavano più fibre avevano un rischio inferiore di circa il 25% di sviluppare demenza in età avanzata. Il rischio di demenza si è ridotto soprattutto in correlazione con l’assunzione di fibre solubili.
Il tema nasconde ancora molte incognite relative alle cause della e non è appropriato determinare la causalità sulla base dei risultati di un singolo studio di coorte. Tuttavia, commentano gli autori, si può dire che i dati prodotti da questo studio rappresentano uno dei risultati che potranno contribuire a stabilire strategie per la prevenzione della demenza.
L'interazione cervello-intestino ha recentemente ricevuto attenzione per il suo potenziale coinvolgimento nello sviluppo della demenza. Il concetto di interazione cervello-intestino è emerso dall'idea che il sistema nervoso centrale comunica in modo bidirezionale con il tratto gastrointestinale, suggerendo che il microbioma intestinale può influenzare la plasticità cerebrale e la funzione cognitiva, scrivono gli autori.
Una dieta ricca di fibre solubili ha ottenuto, nei modelli sperimentali murini, un’attenuazione della neuroinfiammazione. Altri studi sugli animali hanno suggerito che la fibra insolubile potrebbe anche avere un effetto benefico sul microbioma.
I ricercatori, oltre a indagare sul legame tra fibre alimentari e riduzione del rischio di demenza, hanno anche studiato l’eventuale differenza di risultato sul rischio di demenza nei pazienti con e senza una storia di ictus.
In uno studio precedente, questi stessi ricercatori hanno riportato un'associazione inversa tra il consumo di fagioli, che sono ricchi di fibre, e il rischio di demenza invalidante. Nel presente studio, i ricercatori hanno esteso le analisi all'assunzione di fibre alimentari di fibre totali, solubili e insolubili, nonché ad altri alimenti contenenti fibre, come patate, verdure e frutta. Tuttavia, hanno distinto le patate dalle altre verdure perché la composizione dell'amido nelle patate è diversa.
I ricercatori si sono rivolti ai partecipanti al Circulatory Risk in Communities Study (CIRCS), uno studio di coorte comunitario dinamico in corso che coinvolge cinque comunità in Giappone.
I partecipanti (n = 3739) avevano un'età compresa tra 40 e 64 anni (età media, 51 anni). Potenziali fattori di rischio per la demenza disabilitante sono stati misurati nel momento in cui sono state condotte le indagini dietetiche. I partecipanti sono stati quindi seguiti per una mediana di 19.7 anni (1999-2020) per confermare l'incidenza di demenza disabilitante, definita come demenza che richiedeva assistenza a lungo termine, classificandola anche in base alla presenza/assenza di una storia di ictus.
I ricercatori hanno diviso i partecipanti in quartili, in base alla quantità di fibre assunta totale, solubile e insolubile riportata nelle loro indagini. Un primo dato a emergere è stato che gli uomini tendevano a consumare meno fibre totali rispetto alle donne.
Durante il follow-up, 670 partecipanti hanno sviluppato una demenza invalidante.
L'assunzione totale di fibre era "inversamente e linearmente" associata al rischio di demenza incidente, riferiscono gli autori, con ogni quartile successivo associato a un rischio inferiore rispetto al quartile più basso (p per trend =0.03).
L'associazione è stata confermata anche dopo l'aggiustamento per potenziali fattori che potrebbero influenzare l'insorgenza della demenza, come l'indice di massa corporea, la pressione sistolica, l'uso di farmaci antipertensivi, il colesterolo totale, i farmaci per abbassare il colesterolo e il diabete (p per trend =0.05).
L'associazione inversa era più evidente per l'assunzione di fibre solubili ed era limitata alla demenza senza una storia di ictus, riferiscono gli autori.
I meccanismi sono attualmente sconosciuti, una possibile ipotesi è che la fibra solubile regoli la composizione dei batteri intestinali. Questo, a sua volta, può influenzare la neuroinfiammazione, che svolge un ruolo nell'insorgenza della demenza. È anche possibile che la fibra alimentare possa ridurre altri fattori di rischio per la demenza, come il peso corporeo, la pressione arteriosa, i lipidi e i livelli di glucosio.
Lo studio ha diverse limitazioni: ad esempio, la non distinzione tra demenza di Alzheimer e demenza non di Alzheimer. Inoltre, hanno classificato le abitudini alimentari sulla base di un unico sondaggio e potrebbero potrebbero essere cambiate durante il periodo di studio.

Bibliografia
Kazumasa Yamagishi, et al. Dietary fiber intake and risk of incident disabling dementia: the Circulatory Risk in Communities Study. Nutritional Neuroscience 2022. https://doi.org/10.1080/1028415X.2022.2027592