EvdPiovono critiche sulla  definizione dei modelli e degli standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Ssn  (DM77 fino ad oggi denominato ”DM 71”)  pubblicata di recente in Gazzetta Ufficiale. Dallo Snami alla Fismu, fino alla Fimmg la valutazione non è certo lusinghiera. C'è chi, come Snami, definisce tale progetto pachidermico e calato dall'alto, chi, come Fismu, lo descrive come un contenitore vuoto, una porta di ingresso alla privatizzazione delle cure primarie. Sulla stessa lunghezza d'onda, anche se con vari distinguo, la Fimmg che, attraverso una missiva a Quotidiano Sanità firmata da Pier Luigi Bartoletti vice segretario nazionale vicario Fimmg, sottolinea che la tanto sbandierata medicina di prossimità nasconda ben altro: "Nel 1978, la Legge 833 - scrive Bartoletti - concede ad ogni Italiano ed italiana, al di là di censo, reddito, stato sociale, un medico di fiducia. Ovvero 1 Italiano, 1 Medico. Adesso la mirabolante riforma offre nientepopodimeno che 1 Poliambulatorio ogni 50.000 italiani. Poi siccome in effetti così è troppo grossa, allora ce la caviamo con Hub e Spoke. Che ammischiano un po'. Ma, in carenza di personale, chi ci mandiamo? Facciamo lo spezzatino del medico di scelta, che così come il Visconte Dimezzato di Italo Calvino diventa ½ medico per italiano e ½ medico per poliambulatorio, altresì definito per decenza Casa di Comunità".

Il commento di Snami
”Abbiamo più volte sottolineato - sostiene Angelo Testa, Presidente Nazionale Snami - che questo pachidermico progetto calato dall’alto senza alcun confronto con chi rappresenta gli addetti ai lavori, cioè i medici di medicina generale, è fallito prima ancora di partire perché è totalmente privo di concretezza".
“È un minestrone di desiderata - aggiunge Domenico Salvago, Vice Presidente Nazionale Snami - mal applicabili sul territorio perché dal punto di vista metodologico non si è partiti dagli standard attuali che vedono i Medici impegnati oltre l’inverosimile, massacrati da burocrazia inutile, mal pagati e con scarsi supporti da parte della medicina specialistica ed ospedaliera ancora impantanate ed ingessate nel post Covid-19. Risolte e sanate tutte queste criticità potrebbe partire un nuovo progetto condiviso con chi lavora quotidianamente sul campo.
“Si è preferito - aggiungono Simona Autunnali, Matteo Picerna e Federico Di Renzo, giovani dirigenti Nazionali Snami - tentare di buttare via il bambino con l’acqua sporca. Siamo consapevoli che il nostro comparto abbia necessità di crescere ed essere rafforzato, ma non si può smantellarlo completamente facendo perdere al cittadino i propri riferimenti. Come si può partire con le Case di Comunità, senza una programmazione seria, ignorando quale componente medica dovrebbe andarci a lavorare visto che i Medici scarseggiano e chi lavora capillarmente nel territorio non ha il dono dell’ubiquità? Non si può pretendere che il medico di famiglia svolga la propria professione con qualità e dedizione costringendolo a sempre nuove mansioni che inevitabilmente vanno a sottrarre tempo alla cura dei propri assistiti. Come giovani medici volevamo e speravamo ben altro per il nostro futuro!”.

Fismu: "un contenitore che rischia di rimanere vuoto"
Francesco Esposito, segretario generale Fismu definisce così la riforma dell'assistenza territoriale: “Un contenitore che rischia di rimanere vuoto: senza risorse e personale adeguato è possibile che lo sforzo di innovazione del Pnrr sbatta contro i problemi reali dell’assistenza sanitaria sul territorio e le Case di Comunità diventino delle cattedrali nel deserto. Oppure, come vorrebbero alcune regioni, la porta di ingresso della privatizzazione delle cure primarie, appaltando i servizi medici a società private e cooperative”. “Il cosiddetto DM77 - aggiunge il segretario Fismu- ricorda altre riforme con premesse interessanti, anche condivisibili, ma con ricadute concrete che possono essere sbagliate e controproducenti, anche per un dialogo troppo frammentario con i medici stessi”. “Ora la palla passa alle Regioni - conclude Esposito - e i sindacati non si tireranno indietro ed eserciteranno il loro ruolo: proporre, criticare, cercare la soluzione migliore viste le scelte fatte. E anche protestare per evitare ulteriori fughe in avanti a scapito della professione medica e dei cittadini. Ma da oggi ricomincia la mobilitazione per una battaglia unitaria dei medici italiani per una vera riforma della sanità pubblica, e che deve rimanere pubblica e universale, e per la modernizzazione del Ssn. Governare il presente ma progettando il futuro. Se i medici sapranno essere uniti potranno essere il motore di un vero cambiamento per la tutela della salute dei nostri pazienti”.

(A.S.)