È definitiva e destinata a fare scuola la sentenza n. 2941/2025 del Tar Lombardia che annulla la procedura semplificata adottata dalla Regione per il riconoscimento dei titoli. Soddisfazione da Fnomceo e Omceo Milano che hanno promosso il ricorso per garantire sicurezza delle cure e qualità professionale. Al centro della decisione, il principio che non possano esistere scorciatoie quando si tratta di esercizio della professione medica. La delibera regionale impugnata prevedeva infatti un riconoscimento sostanzialmente formale dei titoli conseguiti fuori dall’Italia, basato su criteri documentali e, in alcuni casi, su meccanismi compensativi tra anni di formazione e anzianità di servizio. Un sistema che, secondo i giudici amministrativi, eludeva la necessaria verifica sostanziale delle competenze cliniche.
Per la Fnomceo, che ha promosso il ricorso insieme all’Ordine milanese, la sentenza rappresenta una “sentenza pilota”, destinata a orientare anche future decisioni. “Le Regioni possono operare in deroga rispetto alle procedure ministeriali – evidenzia Filippo Anelli presidente della Fnomceo – ma non possono rinunciare alla verifica delle competenze professionali, prevista anche dalla normativa europea”.
Sulla stessa linea Roberto Carlo Rossi presidente Omceo-Mi che ribadisce come la deroga normativa non possa tradursi in un abbassamento degli standard: “Non è possibile riconoscere titoli conseguiti all’estero senza una verifica reale delle competenze professionali. La sicurezza delle cure e la tutela della salute dei cittadini restano priorità assolute”.
La sentenza chiarisce infatti che l’articolo 15 del decreto legge 34/2023 consente sì procedure accelerate, ma non l’eliminazione delle verifiche attitudinali, della valutazione della preparazione e dell’iscrizione all’albo. Elementi che restano imprescindibili per garantire qualità e sicurezza nell’assistenza sanitaria.
Nel merito, i giudici hanno evidenziato come la procedura lombarda si basasse su un controllo meramente formale delle domande, senza strumenti adeguati per accertare le reali capacità tecniche dei professionisti. Un’impostazione che esponeva la collettività al rischio di prestazioni erogate da medici “potenzialmente non qualificati”.
La decisione rafforza quindi un principio chiave: il riconoscimento dei titoli esteri non è automatico, ma subordinato a una procedura amministrativa che deve garantire una valutazione sostanziale delle competenze. Un passaggio che chiama in causa anche il legislatore, come sottolinea la stessa Fnomceo, auspicando una revisione del quadro normativo per conciliare fabbisogni di personale e tutela della salute.
In prospettiva, la sentenza del Tar Lombardia si candida a diventare un riferimento nazionale, fissando un equilibrio tra apertura al contributo dei professionisti stranieri e garanzie di qualità clinica. Un equilibrio che, nella lettura degli Ordini professionali, non può prescindere da controlli rigorosi e omogenei su tutto il territorio.