Si chiude con una pesante condanna per l'Asl Napoli 2 Nord il contenzioso legale avviato nel 2022 da un folto gruppo di medici di medicina generale. Al centro della disputa, la mancata corresponsione delle indennità legate al lavoro nelle Aft (Aggregazioni funzionali territoriali), previste dall'Air (Accordo integrativo regionale) della Campania siglato nel 2020.
I giudici, confermando in appello l'orientamento già espresso in primo grado, hanno stabilito che i medici hanno diritto a ricevere gli emolumenti arretrati per cifre che oscillano, a seconda della posizione, tra gli 8.000 e i 20.000 euro pro capite.
La vicenda trae origine dal mancato recepimento operativo dell'accordo regionale del 2020. Nonostante la norma definisse chiaramente i compensi spettanti per l'attività organizzativa e clinica all'interno delle aggregazioni territoriali, l'Asl ha omesso i pagamenti per anni. Una condotta che ha spinto i professionisti a rivolgersi alla magistratura del lavoro per ottenere il riconoscimento di diritti contrattuali già normati.
Soddisfazione per l'esito giudiziario, ma forte preoccupazione per il futuro: è questa la posizione di Salvatore Caiazza, segretario aziendale del Sindacato medici italiani (Smi) presso l'Asl Napoli 2 Nord. "Auspichiamo di non dover ricorrere nuovamente al giudice del lavoro per ottenere altre indennità non corrisposte, come quelle relative agli screening, al Progetto Agire, alle Uvi o alla Svama", ha dichiarato Caiazza. Il segretario ha poi allargato lo sguardo all'intero panorama regionale: "Nelle altre Asl della Campania persistono pesanti criticità legate al nuovo Air. Se questi nodi non verranno risolti sui tavoli negoziali, il rischio è l'apertura di numerosi contenziosi davanti al Giudice del Lavoro per la violazione dei diritti dei medici di famiglia".
La sentenza della Napoli 2 Nord mette in luce un paradosso pericoloso: mentre il sistema chiede ai medici di medicina generale di farsi carico della cronicità e della prossimità, le amministrazioni faticano a garantire la certezza dei pagamenti per le prestazioni già erogate. Il rischio denunciato da Caiazza è concreto: senza stabilità economica e rispetto degli accordi, i progetti territoriali (screening e percorsi assistenziali complessi) rischiano di restare sulla carta, soffocati da una burocrazia che costringe i medici nelle aule di tribunale anziché negli ambulatori.