Più armi, meno cure: il conto lo paga la sanità pubblica
Mentre i budget per la difesa raggiungono massimi storici a causa dei conflitti in Medio Oriente e Ucraina, una persona su sei nel mondo vive oggi in aree di conflitto attivo. Per queste popolazioni, il diritto alla salute non è più garantito, poiché i quadri della Copertura sanitaria universale (Uhc) spesso ignorano le realtà delle economie di guerra.
L'impatto delle guerre sulla salute pubblica va ben oltre le ferite da fuoco. Tra il 1990 e il 2017, i conflitti hanno causato circa 29,4 milioni di morti in eccesso per cause indirette, come l’interruzione dei servizi essenziali. Il collasso avviene attraverso tre meccanismi principali:
⦁ Distruzione diretta: solo dall'inizio del 2026, l'Oms ha verificato 13 attacchi a strutture sanitarie in Iran; in Libano, 43 centri di assistenza primaria hanno dovuto chiudere.
⦁ Crollo delle forniture: i blocchi logistici impediscono la consegna di medicinali vitali. Attualmente, forniture per un valore di 6 milioni di dollari destinate a Gaza risultano bloccate.
⦁ Guerra economica: le sanzioni causano gravi carenze farmaceutiche, come documentato in Iran, dove il deficit di valuta per i medicinali ha raggiunto il 10-20%.
La salute come investimento di pace
Il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, partendo dai dati dello studio pubblicato da The Lancet è intervenuto con forza sottolineando che i sistemi sanitari non sono semplici erogatori di cure, ma "infrastrutture di pace" necessarie alla dignità umana.
Richiamando la "Carta di Roma" e il manifesto "Medici e Pace" consegnato a Papa Leone XIV, Anelli ha ribadito l'incompatibilità della professione medica con la guerra: "Dobbiamo cambiare paradigma e considerare la spesa sanitaria non come un costo, ma come un investimento strategico e uno strumento di resilienza sociale".
Gli esperti propongono che le sanzioni e i blocchi logistici vengano riconosciuti ufficialmente come fattori determinanti della salute. Per i medici, compresi i Mmg impegnati quotidianamente nella prevenzione e nella cura, la pace è un prerequisito clinico essenziale.
Il calo degli aiuti sanitari esterni sta spingendo molti paesi verso deficit cronici, rendendo la spesa di tasca propria l'unica via di finanziamento per molti pazienti. Proteggere l'accesso alle forniture umanitarie e salvaguardare le strutture non sono solo imperativi morali, ma necessità economiche e cliniche urgenti.