La Medicina generale nelle Marche sta attraversando "una profonda crisi identitaria, forse la più significativa degli ultimi decenni". A lanciare l'allarme è Alessandra Moraca, segretaria regionale del Sindacato medici italiani (Smi), durante un'audizione presso la Commissione sanità del Consiglio regionale. Al centro delle critiche c'è il nuovo "Ruolo unico di assistenza primaria", un modello organizzativo giudicato "rigido e insostenibile".
Secondo la segretaria dello Smi, la nuova normativa impone ai medici di svolgere contemporaneamente l'attività di medicina di famiglia e quella di continuità assistenziale, "senza possibilità di scelta e ignorando carichi di lavoro, competenze specifiche e vita personale". Questa rigidità colpisce in particolare le donne medico, che rappresentano una quota consistente della categoria e che spesso scelgono questo settore per "l'equilibrio tra vita professionale e familiare".
I numeri dell'emergenza
⦁    I dati della Fondazione Gimbe confermano la gravità dello scenario regionale: 
⦁    Entro il 2028 saranno 202 i medici di medicina generale (Mmg) che raggiungeranno l'età pensionabile. 
⦁    Al 1° gennaio 2025 mancano già 161 medici sul territorio regionale. Il concorso nazionale per il Corso di formazione specifica ha registrato un crollo delle vocazioni: 78 candidati in meno rispetto ai posti disponibili nelle Marche (-49%), a fronte di una media nazionale in crescita.
Oltre alla carenza di organico, i medici devono fare i conti con una "burocrazia opprimente". "Il 50% del tempo lavorativo è dedicato alla compilazione di moduli e piani terapeutici, riducendo lo spazio per l'assistenza ai pazienti" denuncia Moraca. la segretaria sottolinea inoltre l'urgenza di introdurre garanzie fondamentali come "maternità, ferie, malattia e infortunio", oggi ancora carenti per i liberi professionisti convenzionati con il Ssn.
"La legge sul Ruolo unico, invece di affrontare l'emergenza, propone una soluzione miope: obbligare i nuovi medici a farsi carico di un modello già in crisi" conclude Moraca. La richiesta dello Smi alla Regione è chiara: una riorganizzazione che rispetti la libera scelta dei professionisti e garantisca tutele reali, per evitare la "fuga" definitiva dalla medicina territoriale.