Il sindacato medici italiani (Smi) ha proclamato lo stato di agitazione della categoria in relazione al progetto di riforma della medicina generale promosso dal Ministero della Salute. La proposta di riorganizzazione dell’assistenza territoriale presenta criticità rilevanti che rischiano di compromettere il ruolo centrale dei Mmg all'interno del servizio sanitario nazionale. Al centro della protesta c'è la forte preoccupazione per possibili modifiche del rapporto convenzionale e per la ridefinizione delle modalità organizzative delle cure primarie, con il timore di una progressiva perdita di autonomia professionale. Un nodo cruciale riguarda il coinvolgimento dei medici all'interno delle Case di Comunità. Per coloro che volontariamente volessero lavorare nelle strutture territoriali, l'accesso risulta attualmente impedito a causa della mancanza di regole chiare sull’equipollenza dell’attuale Corso di formazione in Medicina generale con la specializzazione. "Il medico di famiglia rappresenta un presidio fondamentale di prossimità e continuità assistenziale per i cittadini – si legge nella nota del sindacato – e qualsiasi intervento riformatore deve essere condiviso con la categoria, valorizzandone competenze ed esperienza". Lo stato di agitazione è finalizzato a richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla necessità di aprire un confronto reale e costruttivo, evitando decisioni unilaterali che potrebbero incidere negativamente sull’efficacia dell’assistenza territoriale. Smi ribadisce la propria disponibilità al dialogo, ma sottolinea l’urgenza di modifiche sostanziali al testo della riforma, affinché siano garantiti adeguati livelli di assistenza, condizioni di lavoro sostenibili per i professionisti e una reale tutela del diritto alla salute. Nei prossimi giorni saranno comunicate eventuali ulteriori iniziative di mobilitazione.