La partita sul futuro della medicina generale entra in una fase cruciale. La Fimmg, pur registrando segnali di apertura al dialogo provenienti dalle istituzioni, ha espresso una posizione di netta fermezza riguardo al dossier sul riordino dell’assistenza primaria territoriale. La richiesta è chiara: non può esserci alcuna riforma senza un vero coinvolgimento dei medici e dei cittadini.
Il nodo normativo e l'allarme sociale. Secondo la Federazione, il dossier attuale presenta criticità profonde, proponendo interventi ordinamentali complessi che toccano la legislazione nazionale e le direttive europee senza un quadro normativo di riferimento definito. Questa "leggerezza" istituzionale starebbe producendo un pericoloso allarme sociale e incertezza del diritto, lasciando i medici nel dubbio sulla propria condizione giuridica e i cittadini nell'incertezza sul futuro del proprio medico di fiducia. Il sindacato ribadisce che i medici convenzionati operano in un regime di parasubordinazione tutelato da norme costituzionali: nessun atto di indirizzo unilaterale può derogare a tale cornice.
La critica non è al cambiamento in sé, ma al metodo. Fimmg sottolinea come gli obiettivi del Pnrr e le Case di Comunità possano essere affrontati con maggiore celerità ed efficacia attraverso lo strumento dell'Accordo collettivo nazionale (Acn) 2025-2027. La negoziazione tra le parti è indicata come la "via più rapida, più solida e più legittima" per raggiungere risultati condivisi senza imporre soluzioni dall'alto che rischierebbero di fallire.
Un punto centrale della posizione sindacale riguarda l'alleanza con i pazienti. Citando la campagna di Codacons "Non toccate il medico di famiglia", Fimmg evidenzia come i cittadini non chiedano una riforma della figura del Mmg, ma un maggiore sostegno per il professionista che già hanno e scelgono. Ignorare questa voce significherebbe rispondere a logiche organizzative distanti dai reali bisogni di salute del Paese.
La Federazione ha richiamato i principi costituzionali della tutela del lavoro e della negoziazione sindacale, chiedendo formalmente l'apertura di un tavolo di concertazione.
La risposta delle istituzioni sarà determinante: in assenza di un percorso condiviso, il Consiglio Nazionale della Fimmg, già convocato per il 16 maggio, delibererà le azioni necessarie per tutelare la categoria e il rapporto fiduciario con i pazienti.