Un confronto informale tra giovani medici di medicina generale ha fatto emergere un punto critico che agita i corridoi della professione: la bozza di riordino dell’assistenza primaria, redatta dal Ministero della Salute, rischia di penalizzare proprio le nuove generazioni. Tra obblighi crescenti, una quota capitaria ridotta e un accesso alla dipendenza che sembra un circolo riservato, il malessere dei giovani Mmg non è un semplice dettaglio sociologico, ma la spia di una contraddizione strutturale che merita un’analisi approfondita.
Il miraggio della dipendenza e il nodo delle equipollenze. Tra i profili più rilevanti della bozza, l’articolo 6 disciplina l’accesso al canale della dipendenza, prevedendo l’assunzione a tempo indeterminato dei medici già in servizio in possesso di diploma di specializzazione. Tale impostazione introduce una prima criticità interpretativa, poiché il Corso di formazione specifica in Medicina generale (Cfsmg) non costituisce una specializzazione universitaria in senso ordinamentale. La definizione delle eventuali equipollenze è rimessa a successivi provvedimenti attuativi, allo stato non ancora adottati e privi di contenuti definiti. Ne deriva, nella fase attuale, un possibile disallineamento tra percorsi formativi, con i Mmg formati tramite il corso regionale non esplicitamente ricompresi nel perimetro del canale dipendente, in un quadro nel quale le linee programmatiche non contemplano l’istituzione di una nuova Scuola di specializzazione quadriennale né ne delineano sviluppi attuativi.
Quota capitaria: il rischio di un reddito "variabile". La sostenibilità economica della professione subisce un attacco diretto nella parte del documento che ridisegna la tariffa nazionale. La proposta prevede una quota base di soli 40 euro lordi per assistito. Tutto il resto viene affidato a quote variabili legate a obiettivi complessi: presa in carico, prevenzione, attività nelle Case di Comunità e vari audit di interoperabilità.
Il problema è evidente: la quota capitaria rappresenta l'unico elemento di stabilità per un Mmg. Ridurre la parte fissa per legare il reddito a indicatori non ancora definiti o a infrastrutture regionali spesso carenti significa esporre il medico a un rischio economico sproporzionato, senza alcuna garanzia di supporto organizzativo reale.
Obblighi immediati, strumenti futuri. La riforma delinea un assetto organizzativo caratterizzato da un significativo impegno strutturale dei Mmg nelle Case di Comunità e da modelli di presa in carico multiprofessionale. Il dossier ministeriale evidenzia tuttavia come alcuni elementi infrastrutturali risultino ancora in fase di completamento, in particolare sul versante dei sistemi digitali, dell’integrazione della telemedicina e del supporto amministrativo, previsto in sviluppo progressivo. Ne deriva una possibile asincronia tra obiettivi organizzativi e disponibilità degli strumenti operativi, con il rischio che l’attuazione del modello sia condizionata dai tempi di piena implementazione delle componenti di supporto.
Un doppio canale verso l'incertezza. Nel complesso, l’impianto delineato dalla bozza configura un modello a doppio canale tra convenzione riformata e dipendenza selettiva per funzioni ad alta intensità, la cui attuazione concreta resta tuttavia fortemente condizionata da successivi atti regolatori e contrattuali ancora non definiti. In assenza di un quadro chiaro su governance, equipollenze e coordinamento tra i diversi percorsi, il rischio è quello di una frammentazione interna della Medicina generale, con possibili disomogeneità di status e di opportunità professionali tra categorie di medici che oggi condividono lo stesso ambito di attività. Sul versante economico, il vincolo esplicito delle risorse disponibili e l’assenza di nuovi finanziamenti per la componente ordinamentale sollevano ulteriori interrogativi sulla sostenibilità operativa del modello, soprattutto in relazione agli obiettivi dichiarati di potenziamento della rete territoriale.
Ne deriva una fase di transizione nella quale, in assenza di strumenti attuativi chiari e tempestivi, il rischio è che l’asimmetria tra riforma organizzativa e condizioni reali di esercizio finisca per ricadere non solo sulla tenuta della Medicina generale e sulla sua capacità attrattiva per le nuove generazioni, ma anche sulla continuità e sull’equità dell’assistenza garantita ai cittadini sul territorio.
Anna Sgritto