Il "quadro severo" consegnato dai magistrati della Corte dei Conti alle Commissioni bilancio di Camera e Senato non è solo un monito contabile, ma un bollettino di crisi per l'intero Ssn. Durante l'audizione sul Documento di finanza pubblica (Dfp) 2026, la magistratura contabile ha tracciato l'identikit di una sanità in affanno, dove il capitale umano fugge e le riforme strutturali rischiano di trasformarsi in "scatole vuote" di cemento senza professionisti all'interno.
Il paradosso dei numeri: meno risorse reali nel triennio. Nonostante la spesa sanitaria cresca in termini nominali, il peso reale sulla ricchezza nazionale racconta una storia di progressivo disinvestimento. Nel 2025 la spesa si è attestata a 141,54 miliardi di euro (6,3% del Pil), con una previsione di risalita al 6,4% nel 2026. Tuttavia, la Corte avverte: il finanziamento del fabbisogno sanitario standard vedrà la sua incidenza sul Pil nominale ridursi progressivamente, scendendo dal 6,15% del 2026 fino a un esiguo 5,88% nel 2029. Un "galleggiamento" che non garantisce la tenuta del sistema di fronte all'invecchiamento della popolazione.
Il vulnus delle CdC: un peso sulle spalle dei Mmg. Per i medici di medicina generale, il dato più allarmante riguarda l'attuazione del Dm 77/2022.
Il pilastro della riforma territoriale appare fragilissimo:
  • Standard minimi al palo. Su 1.715  Case di Comunità (Cdc) programmate, 781 presentano "almeno un servizio attivo", ma il dato reale è molto più amaro. Solo 66 strutture in tutta Italia garantiscono la presenza medica e infermieristica h12/h24 prevista dalla norma.
  • L'integrazione mancata. Per i Mmg, questo si traduce nell'impossibilità di contare su una reale continuità assistenziale integrata. Senza la presenza stabile di specialisti e diagnostica di primo livello nelle Cdc, il medico di famiglia resta l'unico terminale di una domanda che non trova risposte nel territorio, finendo per alimentare inevitabilmente i flussi verso il pronto soccorso.
  • Ospedali di comunità. Il ritardo colpisce anche i letti intermedi: attivi solo 163 sui 594 programmati, con i cantieri del Sud ancora drammaticamente indietro.
L'emorragia del personale.
Il settore è segnato da una crisi del capitale umano che va oltre i semplici pensionamenti. Emerge con forza il fenomeno delle dimissioni anticipate:
  • Infermieri. Nel 2025 si registrano picchi di 1.605 dimissioni in Lombardia e circa 800 in Toscana e Veneto.
  • Medici. La difficoltà non è più solo reclutare, ma trattenere i professionisti. La Corte critica il ricorso sistematico a risorse straordinarie per le retribuzioni, che "rischia di pregiudicare l'equilibrio della contrattazione collettiva" senza risolvere il malessere strutturale della categoria.
Liste d'attesa e Lea: un'Italia spaccata. Nonostante l'attivazione della Piattaforma nazionale (57 milioni di prenotazioni nel 2025), la piena interoperabilità tra le Regioni è rimandata al 2026. Sul fronte dei Lea, la Corte segnala persistenti insufficienze nell'assistenza distrettuale (specialmente in Calabria) e nella prevenzione (Sicilia e Bolzano), confermando che il luogo di nascita continua a determinare il diritto alla salute.
Il monito finale dei magistrati contabili è chiaro: senza un intervento strutturale che superi la logica dell'emergenza, l'esaurimento dei fondi Pnrr lascerà il Ssn in una condizione di cronica debolezza. "Le tensioni inflattive e i rischi esogeni" rischiano di travolgere un sistema che, senza medici e senza una rete territoriale degna di questo nome, fatica a definirsi ancora universale.