EvdNella cornice del Pnrr e della transizione della sanità verso modelli di prossimità, il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha fatto il punto in Commissione Affari Sociali alla Camera, rispondendo a un’interrogazione sullo stato di attuazione delle Case della Comunità e sulle prospettive della Medicina generale.
“Il processo di apertura delle Case della Comunità sta procedendo gradualmente e confido che tutte saranno pronte entro il mese di giugno del 2026”, ha dichiarato Gemmato. Secondo il sottosegretario, queste strutture rappresentano il cuore della riorganizzazione dell’assistenza territoriale e vedranno il pieno coinvolgimento dei Mmg, con l’obiettivo di decongestionare i Pronto Soccorso e rafforzare la presa in carico dei pazienti fragili e cronici.
Formazione, incarichi e trattenimento in servizio: le tre leve per colmare il gap
  • Per rispondere alla carenza di medici di famiglia, il sottosegretario ha elencato le azioni messe in campo dal governo:
  • 2.700 borse aggiuntive per la Mg nei trienni 2021–2024, 2022–2025 e 2023–2026, in aggiunta ai finanziamenti ordinari.
  • Possibilità per i medici in formazione di accedere a incarichi convenzionali e sostituzioni, grazie al consolidamento delle norme introdotte in via emergenziale tra il 2018 e il 2020. Un’apertura che mira a favorire un precoce inserimento nella rete territoriale.
  • Trattenimento in servizio oltre i 72 anni, fino al 31 dicembre 2026, per i medici convenzionati che ne facciano richiesta. Una misura straordinaria per garantire continuità assistenziale, specialmente nelle zone in sofferenza.
Verso una specializzazione universitaria?
Uno dei passaggi più significativi riguarda il futuro della formazione in Medicina generale. È allo studio una riforma strutturale del sistema formativo, che potrebbe sfociare nel superamento dell’attuale corso regionale e nella creazione di una scuola di specializzazione in medicina generale.
“Per contrastare la questione vocazionale – ha affermato Gemmato – è stato prodotto un documento condiviso tra il Ministero della Salute e il Mur in cui si propone il superamento del corso attuale e la sua trasformazione in una specializzazione sanitaria”.
Se attuata, questa riforma rappresenterebbe una svolta culturale e accademica, in grado di rafforzare l’attrattività della medicina generale e il suo pieno riconoscimento nel sistema universitario.

Per i Mmg, questi sviluppi pongono opportunità, ma anche interrogativi operativi:
  1. Quale sarà il ruolo effettivo dei medici di famiglia nelle Case della Comunità?
  2. La formazione manterrà l’impronta pratica e territoriale o si uniformerà al modello specialistico ospedaliero?
  3. I giovani medici avranno percorsi chiari, stabili e professionalmente sostenibili?
  4. Il biennio 2025–2026 si preannuncia cruciale. Il cantiere della medicina generale è aperto. Ora servono ascolto, visione e integrazione operativa.