Il segretario generale della Fimmg Silvestro Scotti commenta i dati del monitoraggio Agenas  sulle nuove strutture di assistenza territoriale  che evidenziano ancora un ritardo nell’attivazione dei servizi sottolineando che la chiave per l'operatività delle Case di Comunità risiede nella corretta applicazione dell'Accordo collettivo nazionale entrato in vigore il 15 gennaio scorso. Previsti tre medici di famiglia per turno in ogni struttura, tra attività aggiuntive e medici in formazione. Ora la responsabilità passa alle Regioni.
Se i recenti dati del monitoraggio Agenas scattano una fotografia preoccupante sulla reale operatività delle Case della comunità (Cdc), la Fimmg respinge ogni lettura pessimistica. Secondo il sindacato di categoria, la "polpa" professionale per riempire le nuove strutture territoriali esiste già ed è codificata nel nuovo Acn (Accordo collettivo nazionale) entrato in vigore il 15 gennaio scorso.
Silvestro Scotti ha presentato numeri precisi che ribaltano la narrativa delle "scatole vuote". Il calcolo della Fimmg si basa su una combinazione di impegni orari previsti dalla nuova convenzione:
  •  Attività aggiuntive: I circa 38.000 medici di famiglia possono svolgere, su base facoltativa, 4 ore settimanali presso le Cdc, generando 8 milioni di ore annue.
  • Incarichi a quota oraria: A queste si sommano i 13,8 milioni di ore già coperte dai medici con incarico orario (ex continuità assistenziale), per i quali è previsto un monte annuo medio di 1.460 ore.
"Si arriva così a oltre 21 milioni di ore annue, che equivalgono a 60 ore giornaliere presso ciascuna Casa della comunità", sottolinea Scotti. Numeri che, se applicati correttamente, garantiscono la presenza di tre medici di famiglia per ogni turno di lavoro nelle mille strutture hub e negli spoke previsti entro giugno dal Pnrr.
Un pilastro fondamentale della rassicurazione Fimmg riguarda il ricambio generazionale. Il sindacato stima il coinvolgimento di circa 3.500 medici in formazione, supportati da altrettanti tutor.
Con un impegno minimo di un turno settimanale di 4 ore, si aggiungerebbero altre 28 ore settimanali di presenza medica. Questo modello non solo garantisce il servizio, ma trasforma le Cdc in veri hub formativi per il futuro della Medicina generale.
Nonostante la disponibilità di ore e personale, Scotti avverte che le Case della comunità non possono essere un "vestito a taglia unica". Le realtà territoriali sono diverse e richiedono modelli organizzativi elastici. Per questo, la Fimmg pone tre condizioni essenziali:
  1.     Chiusura degli Air: Le Regioni devono completare urgentemente gli Accordi integrativi regionali per rendere operative le ore previste dall'Acn.
  2.     Nuovo Atto di indirizzo: È necessario avviare il contratto 2025-2027 per definire ruoli e responsabilità in modo ancora più netto.
  3.     No al dirigismo: Bisogna evitare visioni amministrative rigide che non tengono conto dell'evoluzione del lavoro medico, specialmente per i giovani e per la componente di genere.
"Il pallino resta in mano alle Regioni", conclude Scotti. La sfida ora è trasformare la disponibilità contrattuale in realtà assistenziale, prima che i ritardi attuativi trasformino davvero le strutture in gusci privi di servizi.