Solo 46 Case della Comunità su 1.723 sono pienamente operative con tutti i servizi obbligatori e personale sanitario secondo gli standard del Dm 77/2022. È questo il dato più allarmante che emerge dal Rapporto nazionale di sintesi elaborato da Agenas e aggiornato al 30 giugno 2025. A fronte di una programmazione ambiziosa, la realtà mostra una rete territoriale ancora incompleta, disomogenea e in forte ritardo, soprattutto al Sud.Le strutture attive con almeno un servizio sono 660, pari al 38% del totale programmato. Di queste, solo 46 garantiscono la presenza medica e infermieristica continuativa (H24/7gg per gli Hub, 12h/6gg per gli Spoke), mentre 172 offrono tutti i servizi obbligatori, ma senza personale sanitario. I servizi più diffusi sono quelli infermieristici (598 strutture), il sistema Cup integrato (587) e l’integrazione con i servizi sociali (578). Il Punto Unico di Accesso (Pua) è attivo in 449 CdC.
La carenza di personale è una criticità trasversale: solo 172 strutture dichiarano una presenza medica conforme agli standard, e 162 una presenza infermieristica adeguata.
Gli OdC attivi sono 153 su 592 programmati (25%), con 2.716 posti letto complessivi. Tutti garantiscono assistenza infermieristica H24/7gg, ma solo 115 assicurano presenza medica (minimo 4,5h al giorno per 6gg/7) e 126 dispongono di Case manager.
Le Cot sono l’unico segmento a superare i target Pnrr: 638 strutture attive su 651 programmate, con 480 che hanno contribuito al raggiungimento del target di rilevanza comunitaria.
La distribuzione territoriale evidenzia forti squilibri. Abruzzo, Campania, Basilicata e PA di Bolzano non contano nemmeno una CdC attiva. In Puglia, Calabria, Trento e Molise si registrano solo 1 o 2 strutture operative. La popolazione media per distretto (103.757 abitanti) è in linea con lo standard Dm 77/2022.
Sul fronte dell’assistenza domiciliare, la copertura Adi è totale in molte regioni, ma servizi specifici come l’assistenza medica del Mmg coprono solo il 19% dei distretti in Lombardia. Le cure palliative domiciliari (Ucp-Dom) sono attive al 100% in alcune regioni, ma restano molto basse in Sicilia (27%), Molise (33%) e Calabria (36%).
Il report Agenas, pur riconoscendo l’impegno delle Regioni e i fondi stanziati (Pnrr, ex art. 20 e risorse regionali), evidenzia una distanza preoccupante tra obiettivi e realtà. Senza un’accelerazione sull’organico e sull’attivazione dei servizi, il modello delineato dal Dm 77 rischia di restare incompiuto.
Per i medici di medicina generale, il report Agenas non è solo una fotografia tecnica: è un indicatore di sistema che interroga il futuro della professione. La mancata attivazione delle strutture territoriali, la carenza di personale e la disomogeneità regionale pongono domande urgenti su sostenibilità, equità e riconoscimento del ruolo del Mmg nella riforma.