L'evoluzione tecnologica del Ssn (Servizio sanitario nazionale) corre il rischio di lasciare indietro chi ha più bisogno di cure. È quanto emerge da una vasta revisione sistematica condotta dall’Oms Europa in collaborazione con il Public health Wales, che ha passato in rassegna 154 studi pubblicati nell'ultimo decennio. Il dato è inequivocabile: la digitalizzazione, se non governata con criteri di equità, rischia di accentuare le disuguaglianze esistenti invece di colmarle.Le tre barriere del "Digital divide"
Lo studio individua tre fattori critici che impediscono un accesso equo alla sanità digitale:
1. Infrastrutture e connettività. Nonostante la diffusione globale dei dispositivi mobili, la qualità della connessione e il costo dei dati rimangono ostacoli significativi per le fasce a basso reddito e per chi vive in aree geograficamente svantaggiate.
2. Alfabetizzazione digitale (E-health literacy). Saper utilizzare uno smartphone non coincide necessariamente con la capacità di gestire la propria salute online. Molti pazienti incontrano serie difficoltà nell’interpretare dati clinici complessi o nel navigare all'interno dei portali della Pubblica amministrazione.
3. Barriere linguistiche e culturali: Molti servizi di sanità digitale non sono ancora adeguatamente progettati per utenti con scarsa padronanza della lingua locale o con diverse abilità cognitive, creando un muro invisibile tra il cittadino e la prestazione sanitaria.
"La sanità digitale deve essere un ponte, non un muro" - sottolineano i ricercatori dell’Oms. "I servizi devono essere progettati partendo dai bisogni dei più vulnerabili, seguendo un approccio di sistema che metta l'equità al centro della governance e della progettazione tecnologica."
Il ruolo del Mmg come mediatore
Per il Mmg, questa ricerca conferma una percezione clinica quotidiana: il rischio che strumenti come la telemedicina o il Fse (Fascicolo sanitario elettronico) diventino canali d'élite. La figura del medico di famiglia resta l'unico vero "hub di prossimità" capace di mediare tra il paziente e la tecnologia, o di sopperire alle carenze digitali attraverso il contatto umano e la fiducia professionale.
Tuttavia, il report avverte che non è sostenibile delegare l'intero onere della mediazione digitale ai medici territoriali. È necessaria una strategia sistemica che preveda:
⦁ Interfacce inclusive: Design semplificati, multilingua e accessibili.
⦁ Punti di accesso assistiti. Supporto tecnico presso le Case della comunità per chi è sprovvisto di mezzi o competenze.
⦁ Integrazione dei flussi. Sistemi che non appesantiscano il carico burocratico del medico, ma che ne semplifichino l'attività clinica.
La strada tracciata dall'Oms impone un cambio di paradigma: la tecnologia non deve essere il fine ultimo, ma un mezzo per potenziare l'universalità del Ssn. La sfida dei prossimi anni sarà garantire che l'innovazione informatica proceda di pari passo con l'inclusione sociale, evitando che la fragilità digitale si traduca in una discriminazione nell'accesso alle cure.
Bibliografia
⦁ World Health Organization (Who) Regional Office for Europe & Public Health Wales. Health equity and digital public health: a systematic review of the evidence. Copenhagen: Who Regional Office for Europe; 2024. (Revisione sistematica dell'Oms Europa sulle evidenze e le barriere dell'equità nella salute digitale).