La digitalizzazione del Ssn rappresenta una delle sfide più ambiziose del Pnrr, ma il percorso verso un’innovazione realmente equa è ancora disseminato di ostacoli. Per monitorare questo processo e mettere al centro il diritto alla salute delle fasce più vulnerabili, Salutequità, in collaborazione con Ucb Pharma, ha lanciato il Dhel (Digital health equity lab). L'obiettivo è chiaro: evitare che l'innovazione tecnologica si trasformi in una nuova barriera, creando un sistema sanitario a velocità diverse.
I numeri della crisi: attese e rinunce. Il contesto in cui si inserisce la digital health è segnato da criticità profonde nell'accesso alle cure. I dati del 2024 sono allarmanti:
  • Rinuncia alle cure: Una persona su dieci ha rinunciato a curarsi, principalmente a causa dei lunghi tempi di attesa.  
  • Ritardi diagnostici: Per patologie come l'endometriosi, il ritardo medio è stimato tra i 7 e i 10 anni dal primo sintomo.  
  • Sforamento delle priorità: A dicembre 2025, il 75% dei pazienti con ricetta "urgente" (entro 3 giorni) ha dovuto attendere il doppio del tempo.  
  • Disagi geografici: Il 5% delle famiglie incontra gravi difficoltà nel raggiungere servizi essenziali, con punte dell'11,1% nei piccoli comuni sotto i 2mila abitanti.  

Digitalizzazione tra telemedicina e Fse. Se da un lato la telemedicina mostra segnali di crescita — con 356.358 prestazioni erogate a oltre 204mila assistiti tra il 2024 e il 2025 — resta l'incertezza sulla sua reale distribuzione nelle aree interne o mal collegate.  
Sul fronte del Fascicolo sanitario elettronico (Fse), pilastro della libertà di accesso alle informazioni cliniche, i dati mostrano una resistenza culturale e tecnica:
  • Solo il 45% della popolazione ha espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti.  
  • Un medico specialista su dieci non è ancora abilitato alla consultazione.  
  • Il caricamento del Patient Summary ha subito rinvii rispetto alle scadenze del Pnrr a causa di difficoltà tecniche nella compilazione.  
  • Le digital therapeutics (Dtx) ancora non hanno una regolamentazione chiara in Italia, ma nel 2024 al livello globale già erano presenti 93 Dtx (37% psichiatria, 14% endocrinologia, 10% reumatologia e oncologia).

Il rischio dell'esclusione digitale. L'Italia sconta inoltre bassi livelli di fiducia nella capacità di autogestire la propria salute: solo il 24,3% degli italiani si sente in grado di farlo, contro una media Oecd del 58,9%.  
"La sanità digitale è un'opportunità straordinaria per portare il Ssn - spiega Tonino Aceti, presidente di Salutequità - ma il rischio segnalato anche dall'Oms è che si rafforzi l'accessibilità solo per chi è già in grado di accedere, lasciando indietro i più vulnerabili». Il laboratorio Dhel nasce proprio per supportare un assetto normativo ed economico capace di assicurare che la Digital health e la Digital medicine siano strumenti di equità e non di ulteriore esclusione".