La medicina territoriale non può più limitarsi a reagire alla crisi: servono modelli organizzativi capaci di anticipare la domanda di salute e governare la complessità della cronicità. È quanto emerge dallo studio "Ease–Cea: un modello italiano di riforma della medicina generale", firmato da un team di esperti di chiara fama: Claudio Cricelli, già presidente della Società italiana di medicina generale e delle cure primarie (Simg); Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene e Medicina preventiva all’Università Cattolica del Sacro Cuore; Vincenzo Atella, professore di Economia all’Università di Roma Tor Vergata; Federico Serra, esperto di politiche sanitarie e pubblicato su Family Medicine and Community Health .Gli autori — che già dieci anni fa avevano definito l’attuale scenario come una "tempesta perfetta", generata dall’invecchiamento demografico (23,5% di over 65 oggi, verso il 36% nel 2070) e dalla carenza di personale — propongono oggi una riforma strutturale per superare la frammentazione del territorio: il framework Ease-Cea, acronimo di Convenzionamento evoluto con autogoverno.
Dalle Aft alle reti cliniche responsabili
Il modello rappresenta un’evoluzione delle Aft (Aggregazioni funzionali territoriali) introdotte nel 2016, spesso rimaste aggregazioni formali prive di reale capacità gestionale. L’Ease-Cea propone invece gruppi composti da 7-12 medici di medicina generale, con un bacino di 10.000–25.000 assistiti, supportati da infermieri di famiglia e comunità, personale amministrativo e assistenti sociali.
I pilastri del modello
- Autogoverno e budget condiviso: gestione diretta delle risorse e responsabilità professionale sugli esiti di salute della popolazione.
- Governance clinica basata sui dati: utilizzo di dashboard di performance, audit mensili e indicatori di accountability chiari.
- Tecnologia e diagnostica di primo livello: potenziamento della diagnostica in studio, inclusa la Pocus (Point-of-care ultrasound) e l'ecografia clinica.
- Standard di qualità certificati: adozione delle norme Iso 7101 e 17024 per garantire uniformità nelle prestazioni.
Lo studio indica traguardi concreti per garantire la sostenibilità del Ssn:
⦁ –25% di accessi inappropriati al Pronto soccorso;
⦁ >75% di aderenza terapeutica nelle patologie croniche;
⦁ >70% di anziani fragili gestiti in Adi (Assistenza domiciliare integrata);
⦁ 100% di valutazioni multidimensionali per gli over 80.
La ricerca ì di Cricelli, Ricciardi e Atella offre una base scientifica e operativa per restituire centralità alla Medicina generale. La sfida ora è politica: trasformare il modello Ease-Cea in una cornice normativa stabile, capace di garantire ai medici l’autonomia necessaria per gestire la cronicità e sostenere il futuro del Ssn.
Bibliografia
Cricelli C, Ricciardi W, Atella V, Serra F. Ease–Cea: un modello italiano di riforma della medicina generale che coniuga autonomia e responsabilità nell'assistenza primaria in Italia. Fam Med Com Health 2026;14:e003455. doi:10.1136/fmch-2025-003455