Una risoluzione rimasta "lettera morta"
Nonostante l'impegno assunto nel 2016 da oltre 80 Stati membri, tra cui l'Italia, le strutture sanitarie e il personale medico sono diventati bersagli sistematici nei contesti di guerra. I dati del 2025 forniti dal Sistema di sorveglianza degli attacchi alle strutture sanitarie (Ssa) dell'Oms sono drammatici:
- Si sono registrati complessivamente 1.348 attacchi a strutture mediche.
- Queste aggressioni hanno causato la morte di 1.981 persone.
"Un ospedale bombardato, un operatore sanitario ucciso mentre presta soccorso non sono solo violazioni del diritto internazionale: sono ferite inferte all'umanità intera" ha dichiarato Filippo Anelli, presidente della Fnomceo. Anelli ha inoltre richiamato il Manifesto "Medici e pace" sottoscritto lo scorso marzo, ribadendo che colpire chi cura significa negare il diritto alla salute e alla dignità umana.
Ettore Mazzanti, presidente di Msf, ha sottolineato come la mancanza di una posizione chiara dei governi favorisca la ripetizione di queste violazioni: "Gli ospedali dovrebbero proteggere la vita. Oggi, troppo spesso, la mettono in pericolo".
Le richieste al Governo italiano
La petizione chiede alle autorità italiane di assumere un ruolo guida attraverso cinque punti fondamentali:
1. Condanna pubblica e sistematica di ogni attacco contro la missione medica, indipendentemente da chi lo commetta.
2. Sostegno a indagini indipendenti per accertare le responsabilità delle aggressioni.
3. Difesa dell'integrità del diritto internazionale umanitario.
4. Tutela della neutralità e dell'imparzialità dell'azione medica in ogni sede diplomatica.
5. Promozione di corridoi sicuri per ambulanze, pazienti e forniture mediche, garantendo la piena attuazione della risoluzione Onu.
È possibile sottoscrivere l'appello collegandosi al sito https://www.msf.it/CureSottoAttacco