Più risorse per la sanità pubblica, tutela dei medici, modernizzazione dei servizi e stop a "riforme inutili". È questo il messaggio lanciato dalla Federazione italiana sindacale medici uniti (Fismu) nel corso del congresso regionale che si è svolto a Catania dal titolo "Il futuro della sanità pubblica in Sicilia". Nel corso dei lavori, i dirigenti nazionali e regionali del sindacato hanno ribadito la necessità di una profonda revisione delle politiche sanitarie, denunciando un sistema ritenuto sempre più distante dai reali bisogni della popolazione. Al centro della riflessione, l’invecchiamento demografico, l’aumento delle cronicità, le fragilità sociali e psicologiche emerse dopo la pandemia e una domanda di salute che, secondo Fismu, continua a essere affrontata con modelli organizzativi ormai superati. 
Nel mirino del sindacato finiscono le riforme "settoriali", giudicate prive di adeguate coperture economiche e incapaci di affrontare in maniera strutturale le criticità del Ssn. "Tagli di posti letto, carenza di personale e mancati investimenti sul territorio hanno aumentato la pressione su ospedali e pronto soccorso", è stata la denuncia emersa durante il congresso. Una situazione che, secondo Fismu, ha progressivamente trasformato il medico in un "burocrate", sovraccaricato di compiti impropri e sempre più esposto ad aggressioni e contenziosi.
Particolarmente critica la posizione sul progetto di riforma della medicina generale che ipotizza il passaggio alla dipendenza dei Mmg. Per Fismu, il modello prospettato dal ministro della Salute e dalle Regioni rischia di "smantellare la capillarità degli ambulatori", compromettendo il rapporto fiduciario e la libertà di scelta dei cittadini.
Il sindacato chiede invece una reale integrazione delle professionalità del Ssn, con una messa in rete di medici di medicina generale, specialisti ambulatoriali, professionisti del 118 e ospedalieri. Tra le priorità indicate figurano il potenziamento del fascicolo sanitario elettronico, della telemedicina e della condivisione dei dati clinici, oltre a una riorganizzazione dei distretti sanitari.
Due, secondo Fismu, gli assi strategici su cui costruire il rilancio del sistema: centralità del paziente e governo clinico affidato alla dirigenza medica. Obiettivi che dovrebbero tradursi in una maggiore prossimità assistenziale, continuità delle cure h-24, rafforzamento delle cure domiciliari e sviluppo di strutture intermedie realmente operative.
Sul piano economico, il congresso ha evidenziato il ritardo italiano rispetto alla media europea nella spesa sanitaria in rapporto al Pil, indicata al 6,7% contro oltre il 7% di altri Paesi europei. Da qui la richiesta di "più risorse", accompagnata però dalla necessità di migliorare la capacità di spesa e di evitare dispersioni, anche nell’attuazione del Pnrr.
Ampio spazio è stato dedicato anche alle criticità regionali della Sicilia. Fismu ha chiesto più personale, una programmazione condivisa della rete ospedaliera e il rilancio dell’assistenza territoriale, evitando che le Case di Comunità si trasformino in "cattedrali nel deserto". Tra le emergenze segnalate, la carenza di corsi di formazione per i medici del 118, fermi da tre anni, il progressivo depotenziamento della continuità assistenziale e la saturazione degli ambulatori specialistici territoriali.