Curarsi in Italia? Una questione di codice postale e portafoglio
L'analisi sceglie l'oncologia come lente d'ingrandimento per osservare le fragilità strutturali della sanità pubblica, un ambito in cui la tempestività e la prevenzione fanno letteralmente la differenza tra la vita e la morte.
Un sistema pubblico indebolito. La crisi del Ssn non è un'emergenza improvvisa, ma il risultato di oltre vent'anni di definanziamento progressivo e riforme incompiute. Tra il 2010 e il 2019 sono stati sottratti alla sanità pubblica oltre 37 miliardi di euro rispetto ai livelli programmati. Attualmente, il rapporto tra spesa sanitaria pubblica e Pil si attesta al 6,3%, una cifra inferiore sia alla media Ocse sia a quella europea, destinata a diminuire ulteriormente nei prossimi anni secondo le proiezioni della Legge di bilancio.
Questo impoverimento ha alimentato un circolo vizioso:
⦁ Fuga verso il privato. Nel 2023 i principali gruppi sanitari privati hanno superato i 12 miliardi di euro di ricavi (+15,5% rispetto al periodo pre-pandemia). Il pubblico, soffocato dalle liste d'attesa, trasferisce risorse e domanda verso il privato accreditato invece di autorafforzarsi.
⦁ Spesa diretta dei cittadini. La spesa sanitaria pagata di tasca propria da cittadine e cittadini ha raggiunto i 41,3 miliardi di euro (il 22,3% della spesa totale), superando di molto il limite del 15% indicato dall'Oms per garantire equità e universalità.
⦁ Rinuncia alle cure. Solo nel 2024, oltre 5,8 milioni di persone in Italia hanno dovuto rinunciare a una prestazione sanitaria per motivi economici o per tempi di attesa troppo lunghi.
Oncologia: il divario geografico e la "mortalità evitabile". Nel 2023 in Italia sono state stimate circa 395.000 nuove diagnosi di tumore maligno. Eppure, l'accesso ai programmi di prevenzione e alle reti oncologiche regionali viaggia a due velocità.
I dati sull'adesione agli screening descrivono un Paese profondamente diviso: lo screening mammografico organizzato raggiunge il 63,2% al Nord, ma si ferma al 40,1% al Sud e nelle Isole. Per il tumore del colon-retto il divario è ancora più netto: 46,8% al Nord contro appena il 21,1% al Sud. La situazione tocca il fondo in Calabria, dove l'adesione allo screening del colon-retto crolla al 5,2%.
Minore spesa pro capite, carenza di strutture ad alta specializzazione e la conseguente migrazione sanitaria verso il Centro-Nord si traducono in un dato drammatico: al Sud si registra una maggiore mortalità evitabile. La mortalità per tumore nel Meridione si attesta infatti a 8,4 decessi per 10.000 abitanti, contro i 7,3 del resto d'Italia.
Non solo al Sud: la cura come questione di classe. Il report evidenzia come la crisi non risparmi nemmeno le regioni tradizionalmente considerate più efficienti. Un approfondimento sul Veneto mette in luce il pesante carico economico e psicologico che grava su pazienti e caregiver, costretti a ricorrere a visite private per superare i blocchi delle liste d'attesa nel sistema pubblico.
Esistono però anche modelli contrari: nel quartiere periferico di Arghillà (Reggio Calabria), un progetto di prossimità di Medici del mondo ha dimostrato che, lavorando in rete sul territorio, è possibile avvicinare agli screening oncologici anche le fasce di popolazione più vulnerabili ed escluse.
"Quello che emerge dal report è un sistema sempre più frammentato, in cui il territorio di residenza, le condizioni economiche e la capacità di orientarsi nel sistema sanitario incidono concretamente sulle possibilità di cura – spiega Mario Braga, vicepresidente di Medici del mondo Italia –. Il rischio è che si consolidi un sistema a doppia velocità, dove il pubblico fatica a rispondere ai bisogni e le risorse vengono progressivamente trasferite verso il privato accreditato".
"Oggi il tema del Ssn riguarda tutte e tutti – dichiara Elisa Visconti, direttrice di Medici del mondo Italia –. Rivolgiamo un appello a tutte le forze politiche affinché il diritto alla salute torni a essere una priorità concreta. Se si trovano le risorse per aumentare altre voci strategiche di spesa, a partire da quelle militari, devono essere trovate anche quelle per garantire un Servizio sanitario nazionale realmente universale e accessibile".