Tre riforme per salvare il Ssn: le indicazioni di Anaao Assomed
Secondo l'analisi dell'Anaao Assomed, il Ssn è stato progressivamente ridotto a un "bancomat" attraverso un sottofinanziamento strutturale che ha portato l'Italia sotto la media Ocse per spesa sanitaria pro capite. Ma il problema non è solo economico, è anzitutto politico e organizzativo. Di qui la necessità di tre grandi riforme.
1. Oltre l'aziendalizzazione e la 502/92
Il primo asse punta al superamento del modello introdotto dal D.lgs. 502/92, accusato di aver trasformato medici e dirigenti sanitari in semplici "fattori produttivi" e di aver subordinato l'autonomia clinica a logiche puramente economicistiche. Per invertire la rotta, il sindacato propone una governance "a cerchi professionali concentrici" (Azienda, Territorio, Regione) che riporti i professionisti dentro i processi decisionali. La richiesta chiave sul piano contrattuale è netta: la revisione dello stato giuridico della dirigenza sanitaria come "dirigenza speciale", sciolta definitivamente dai comparti e dai contratti della pubblica amministrazione.
2. Nuove regole per il rapporto con l'Università
A quasi trent'anni dal D.lgs. 517/1999, l'integrazione tra assistenza e componente accademica viene definita dall'Anaao come un mosaico disomogeneo regolato da rapporti di forza locali. Il sindacato specifica di non avere una posizione "anti-universitaria" ma "anti-ambiguità". Tra le proposte figurano lo stop alla "clinicizzazione selvaggia" degli ospedali pubblici, procedure trasparenti per l'assegnazione delle direzioni di struttura e il pieno riconoscimento economico e professionale delle attività di tutoraggio e didattica svolte dal personale ospedaliero a vantaggio degli specializzandi.
3. Riscrivere i Dm 70 e 77
L'ultimo pilastro tocca direttamente la connessione tra ospedale e territorio. Il sindacato boccia l'assetto attuale: se il Dm 70 ha indebolito la rete ospedaliera, il Dm 77 sulla sanità territoriale rischia di produrre Case della comunità prive di personale e senza reale operatività. Viene espressa inoltre una forte critica alla nuova legge delega di riforma del Ssn, definita una "delega in bianco" gravata da una clausola di invarianza finanziaria che rischia di bloccare ogni reale cambiamento. La richiesta è quella di un piano di investimenti strutturali sul personale e sul rilancio delle cure primarie e della telemedicina.
"La sanità non può più essere governata attraverso tagli o riforme parziali – conclude il documento congressuale –. La sostenibilità del Servizio sanitario passa per la valorizzazione, l’autonomia e la responsabilità dei suoi professionisti".