Uno studio pilota ha evidenziato risultati incoraggianti nella cura di una delle forme più gravi di piede diabetico: la neuro-osteoartropatia acuta di Charcot, una complicanza della patologia che altera rapidamente i tessuti molli, le articolazioni e le ossa del piede e della caviglia.
I risultati sono stati comunicati in una Lettera di ricerca pubblicata sulla rivista Endocrine, firmata dal professor Carmine Gazzaruso, responsabile del Servizio di Diabetologia, Endocrinologia, Malattie Metaboliche e Vascolari e del Centro di Ricerca Clinica (Ce.R.C.A.) e Prof. associato di Endocrinologia dell'Università degli Studi di Milano, insieme al dottor Pietro Gallotti e alla dottoressa Adriana Coppola.

La terapia
Al centro dello studio la combinazione tra il prednisone, corticosteroide sintetico ad azione antinfiammatoria, e il clodronato, della famiglia dei bisfosfonati in grado di inibire il riassorbimento osseo, che è risultata efficace nel trattamento di questa invalidante complicanza del diabete. Si tratta di una nuova terapia, che potrebbe incrementare significativamente l’efficacia del trattamento standard, che prevede un’ingessatura del piede e della gamba per evitare fratture o peggioramento delle stesse, se già presenti.
“La neuro-osteoartropatia acuta di Charcot è spesso confusa con altre patologie, per questo viene identificata solo in uno stadio avanzato. Il gonfiore del piede può indurre a pensare che si tratti di conseguenze di traumi oppure di infezioni superficiali. In realtà, è espressione di una grave infiammazione già attiva, che coinvolge tutte le strutture del piede, ossa comprese, e può costituire solo la prima fase di una deformazione irreversibile. In poco tempo, la struttura anatomica dell’arto inferiore subisce un cambiamento radicale, che si manifesta con lo sprofondamento della pianta del piede, su cui possono formarsi ulcerazioni, con fratture multiple e rischio altissimo di amputazione” afferma il professor Gazzaruso.
Precedenti studi hanno valutato l’impiego del cortisone o dei bisfosfonati assunti singolarmente, evidenziando come tali approcci, pur efficaci rispettivamente nel controllo dell’infiammazione o nella prevenzione del riassorbimento osseo, non fossero di aiuto nel migliorare il decorso della neuro-osteoartropatia acuta di Charcot.
Lo studio è stato condotto presso l’Istituto Clinico Beato Matteo di Vigevano ed è stato il primo ad utilizzare i due farmaci contemporaneamente.
L’osservazione clinica condotta su un gruppo ristretto di pazienti ha evidenziato che la combinazione dei due farmaci, insieme a un controllo mirato della glicemia e al trattamento delle condizioni cliniche concomitanti — incluse ulcerazioni e infezioni —, associata al mantenimento dell’ingessatura del piede secondo la terapia standard, può ridurre significativamente i tempi di guarigione della neuro-osteoartropatia acuta di Charcot.

Prospettive
Il successo di questo approccio rappresenterebbe una possibilità per i pazienti affetti dal piede di Charcot che hanno un alto rischio di deformazione dell’anatomia del piede e di amputazione dell’arto.
“La combinazione di prednisone e clodronato potrebbe contrastare la rapida progressione della patologia a carico del piede. Tale approccio terapeutico rappresenterebbe una soluzione in grado di migliorare significativamente l’outcome di quei pazienti che diversamente sarebbero destinati a convivere con una grave compromissione della mobilità o andrebbero incontro a un’amputazione maggiore, con conseguenze significative sulla qualità della vita. I risultati preliminari ottenuti incoraggiano l’estensione delle attività di ricerca a una casistica più ampia, al fine di consolidare le evidenze relative all’efficacia del trattamento” conclude Gazzaruso.

Bibliografia
Gazzaruso C, et al. Prednisone plus bisphosphonate May accelerate remission in selected patients with active Charcot neuro-osteoarthropathy. Endocrine 2026; 91(1):107. doi: 10.1007/s12020-026-04585-9.