Lo studio Surpass-Early, pubblicato su Annals of Internal Medicine, ha valutato l'efficacia e la sicurezza di tirzepatide rispetto all'intensificazione delle cure convenzionali (Icc) in pazienti con diabete di tipo 2 (T2D) in fase iniziale non adeguatamente controllati da dieta, esercizio fisico e metformina.

La gestione precoce del diabete di tipo 2 mediante l'uso di tirzepatide — un agonista recettoriale del polipeptide insulinotropico glucosio-dipendente (Gip) e del peptide-1 simile al glucagone (Glp-1) — mira a stabilire un controllo glicemico più duraturo rispetto agli attuali standard terapeutici. 

Lo studio Surpass-Early, di fase 4, randomizzato e in aperto, ha coinvolto 794 soggetti adulti. I partecipanti sono stati assegnati a ricevere tirzepatide (15 mg o dose massima tollerata) o Icc (comprendente altri Glp-1Ra, ma escludendo tirzepatide), seguendo le linee guida locali. L'endpoint primario era la variazione dei livelli di emoglobina glicata (HbA1c) al termine di un follow-up di 2 anni.

I risultati
Tirzepatide ha dimostrato una superiorità statistica rispetto all'Icc nella riduzione della HbA1c, con una differenza terapeutica stimata (Etd) di -0,68 punti percentuali (p< 0,001). Sono stati registrati miglioramenti significativi anche per quanto riguarda il peso corporeo (Etd -8,0 kg) e la circonferenza vita (Etd -6,2 cm). In particolare, il 60,2% dei soggetti trattati con tirzepatide ha raggiunto la normoglicemia (HbA1c <5,7%), contro il 24,0% del gruppo Icc. Il profilo di sicurezza ha evidenziato eventi avversi (prevalentemente di natura gastrointestinale) in entrambi i gruppi.

Importanza di un approccio precoce
“La tempestività delle cure è fondamentale, soprattutto nel caso delle patologie croniche per la prevenzione dei rischi a lungo termine – commenta Stefano del Prato, professore Emerito di Endocrinologia all'Università di Pisa e principale investigator dello studio. - Nel caso del diabete tipo 2 sono ormai solide le evidenze che dimostrano come un trattamento precoce iniziato nei primi anni dopo la diagnosi aumenta la probabilità di raggiungere la normoglicemia, se non la vera e propria remissione,​ oltre che associarsi alla riduzione del rischio delle complicanze microvascolari e cardiovascolari. Lo studio di Fase 4, Surpass-Early, ha valutato l’effetto dell’avvio della terapia con tirzepatide, un agonista duale di Gip e Glp1, in persone con diabete di tipo 2 con meno di 4 anni di durata della malattia in trattamento con sola metformina, confrontandolo con una terapia convenzionale intensiva secondo le attuali indicazioni cliniche. Dopo i primi 2 anni di trattamento, il 60% dei pazienti trattati con tirzepatide rispetto al 24% con terapia intensificata convenzionale, ha raggiunto valori di emoglobina glicata nel range della normalità (<5,7%), permettendo di raggiungere un migliore controllo glicemico. Inoltre, tirzepatide comportava un più marcato calo ponderale, della circonferenza vita e una maggiore riduzione della pressione sistolica e un migliore profilo lipidico. Questi risultati evidenziano le potenzialità di un uso precoce dell’innovazione terapeutica aprendo scenari completamente nuovi nel ridisegnare il corso naturale del diabete di tipo 2”.