La disglicemia rappresenta uno stadio precoce della malattia cardiometabolica, già associato a un aumento significativo del rischio cardiovascolare, metabolico e di danno d’organo, per questo andrebbe considerata come parte di un un continuum patologico piuttosto che come una condizione transitoria, supportando la necessità di strategie preventive anticipatorie e integrate. Queste, in somma sintesi, le principali conclusioni di un’analisi critica pubblicata su Nutrients.

Una condizione diffusa
Com’è noto la disglicemia è caratterizzata da insulino-resistenza, infiammazione metabolica e aumento del rischio cardiovascolare. Secondo le stime basate sui criteri dell'American diabetes association (Ada), la prevalenza di alterata glicemia a digiuno (Ifg), alterata tolleranza al glucosio (Igt) o entrambe può interessare fino al 35-40% della popolazione adulta, compresi gli individui non diagnosticati. Studi osservazionali mostrano che circa il 50% degli individui riceve una diagnosi di diabete di tipo 2 quando sono ormai presenti complicanze microvascolari o macrovascolari, suggerendo un periodo prolungato di esposizione silenziosa a un ambiente metabolico sfavorevole.

Favorire l’identificazione dell’insulino-resistenza
Riconoscere la disglicemia come un continuum patologico piuttosto che come una condizione transitoria supporta la necessità di strategie preventive anticipatorie e integrate. Accanto alla glicemia, un indicatore semplice è il Triglyceride–Glucose index (TyG index): calcolato a partire da glicemia e trigliceridi a digiuno e utilizzato come surrogato affidabile dell’insulino‑resistenza. Secondo gli autori, il TyG index è particolarmente utile perché intercetta una “disglicemia persistente” e biologicamente attiva, anche quando la glicemia è solo lievemente aumentata. Inoltre, riflette meglio della sola glicemia il rischio cardiovascolare reale ed è associato a danno vascolare precoce, eventi cardiovascolari e mortalità. I valori di riferimento di cui tenere conto sono:
- TyG < 4,5 → profilo metabolico generalmente favorevole;
- TyG ≥ 4,5–4,6 → aumento significativo del rischio cardiometabolico.
Nello scenario della prevenzione precoce una recente analisi post hoc dei grandi studi Diabetes Prevention Program Outcomes Study e DaQing Diabetes Prevention Outcomes Study mostra che la remissione del prediabete, anche temporanea, è associata a benefici cardiovascolari duraturi (“effetto legacy”), riducendo di circa il 50% il rischio di morte cardiovascolare o insufficienza cardiaca e diminuendo la mortalità totale. Una glicemia a digiuno ≤97 mg/dL è un buon indicatore di rischio ridotto.

Soluzioni integrate
In questo contesto, alcuni nutraceutici possono rappresentare preziosi strumenti di supporto, soprattutto nei soggetti a rischio che non necessitano ancora di farmaci. Lungo il continuum della disglicemia, alcuni nutraceutici si collocano come un ponte terapeutico tra la prevenzione primaria e il trattamento farmacologico. Il loro razionale non risiede esclusivamente nel controllo glicemico, bensì nella capacità di modulare processi fisiopatologici chiave, tra cui l’infiammazione cronica di basso grado, lo stress ossidativo, la disfunzione endoteliale, la resistenza insulinica e la disfunzione mitocondriale.
I fitocomplessi derivati ​​da piante come Mangifera indica, Momordica charantia e Malus domestica esercitano azioni complementari e multi-bersaglio, tra cui la modulazione dell'assorbimento dei carboidrati, l'attivazione delle vie metaboliche correlate all'Ampk, il miglioramento dell'assorbimento periferico del glucosio, la stimolazione della secrezione di incretine e il miglioramento della funzione endoteliale.
Vitamina D, cromo e flavonoidi contribuiscono al controllo della glicemia e alla prevenzione del diabete di tipo 2, ma con livelli di evidenza diversi. La vitamina D migliora la funzione insulinica e, nei soggetti carenti, la supplementazione riduce modestamente il rischio di diabete e favorisce il ritorno alla normoglicemia. Il cromo supporta l’omeostasi glicemica, con effetti soprattutto sulla glicemia a digiuno. I flavonoidi e gli alimenti ricchi di antiossidanti sono associati a migliore sensibilità insulinica e minore rischio cardiovascolare, ma le evidenze sono principalmente osservazionali.

In conclusione, gli autori propongono di superare la visione tradizionale della disglicemia come semplice fase di passaggio tra normalità e diabete tipo 2. Dovrebbe invece essere riconosciuta come uno stadio iniziale di malattia cardiometabolica, già associato a danni d’organo e a un aumentato rischio di mortalità. Ne deriva che è fondamentale adottare un approccio precoce e continuativo, fondato su monitoraggio costante, correzione delle carenze e utilizzo mirato dell’integrazione. Un intervento di questo tipo non solo può prevenire o ritardare la progressione verso il diabete e le sue complicanze, ma anche ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e di danni d’organo, indipendentemente dall’eventuale sviluppo del diabete, contribuendo così a migliorare sia l’aspettativa sia la qualità della vita.

L’analisi è stata realizzata anche grazie al contributo non condizionante di NAMED GROUP.