La nuova edizione delle linee guida per il trattamento della sepsi, "Surviving Sepsis Campaign: International Guidelines for Management of Sepsis and Septic Shock 2026", stilate dalle Società europea e americana di medicina di terapia intensiva (European Society of Intensive Care Medicine, Esicm) e Society of Critical Care Medicine, Sccm) punta l’attenzione su alcuni aspetti cruciali, dalla tempestività nella somministrazione dell’antibiotico, all’impiego ragionato dei test diagnostici rapidi, alla de-resuscitazione del paziente per rimuovere i liquidi in eccesso.
La ‘Campagna contro la sepsi’, promossa a partire dall’anno 2000, ha l'obiettivo di ridurre del 25% la mortalità legata a questa condizione. Da allora sono state pubblicate sei edizioni delle linee guida: l’ultima, pubblicata pochi giorni fa, è stata coordinata dal professor Massimo Antonelli, Ordinario di Anestesiologia e Rianimazione all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore del Dipartimento di Scienze dell’emergenza, anestesiologiche e della rianimazione della Fondazione Gemelli Irccs), insieme alla professoressa Hallie Prescott dell’Università del Michigan (Ann Harbor, Usa).

Raccomandazioni chiave

Tra le principali raccomandazioni vi sono:

Screening e identificazione precoce

- Gli ospedali dovrebbero implementare programmi di miglioramento delle prestazioni, tra cui lo screening per la sepsi nei pazienti ad alto rischio, procedure operative standard e strategie di miglioramento della qualità

- Screening pre-ospedaliero per gli adulti con patologie acute in transito verso l'ospedale, utilizzando strumenti strutturati

- La sepsi rimane una diagnosi clinica: nessun singolo biomarcatore o test diagnostico dovrebbe essere utilizzato da solo.


Terapia antimicrobica
Si raccomanda la somministrazione immediata di antibiotici per gli adulti con shock settico o sepsi certa/probabile, idealmente entro 1 ora dal riconoscimento.

- In caso di possibile sepsi senza shock, è accettabile un periodo di valutazione rapida fino a 3 ore prima di iniziare la terapia, qualora si sospetti un'infezione

- La terapia empirica dovrebbe considerare i patogeni multiresistenti in base al rischio, con una de-escalation guidata dai risultati microbiologici

- Si raccomanda l'infusione prolungata di beta-lattamici rispetto alla somministrazione in bolo per la terapia di mantenimento.

Rianimazione con fluidi e supporto emodinamico
- Somministrare almeno 30 ml/kg di cristalloidi per via endovenosa entro le prime 3 ore in caso di ipoperfusione indotta da sepsi o shock settico, con frequenti rivalutazioni

Se l'ipotensione persiste, dopo la rianimazione con fluidi devono essere somministrati vasopressori; si consiglia l'inizio della somministrazione periferica per evitare ritardi.

- Pressione arteriosa media (Map) target: 65 mmHg per la maggior parte degli adulti; 60-65 mmHg per pazienti di età pari o superiore a 65 anni.

- Utilizzare parametri dinamici per guidare la rianimazione con fluidi, piuttosto che parametri statici.

Controllo della fonte di infezione
È essenziale una rapida valutazione delle fonti di infezione che richiedono un intervento, con un controllo precoce della fonte idealmente entro 6 ore.

Ricovero e monitoraggio in terapia intensiva
Si raccomanda il ricovero in terapia intensiva entro 6 ore per gli adulti con sepsi o shock settico che necessitano di cure intensive.

Raccomandazioni aggiuntive
- Nello shock settico possono essere utilizzati corticosteroidi per via endovenosa

- Evitare l'uso routinario di antipiretici, vitamina C per via endovenosa, immunoglobuline per via endovenosa e terapia con vitamina D

- Sottolineata l'importanza della gestione antimicrobica, inclusa la de-escalation e la diagnostica specifica per il patogeno.

Si suggeriscono strategie a livello di sistema, come il "codice sepsi" o i protocolli di riunione per la sepsi, per accelerare la diagnosi e il trattamento.


In conclusione
La sepsi è un'emergenza medica che richiede risposte rapide, coordinate e a livello di sistema.
Il riconoscimento precoce, la terapia antimicrobica tempestiva, un'adeguata rianimazione con fluidi, un supporto vasopressorio tempestivo e un efficace controllo della fonte di infezione sono fondamentali per migliorare gli esiti.
Le strategie istituzionali, inclusi i programmi di miglioramento delle prestazioni e i sistemi di risposta multidisciplinari, sono cruciali per ridurre la mortalità e la morbilità.

Fonte (con intervista al prof. Antonelli): https://www.policlinicogemelli.it/news-eventi/sepsi-cosa-cambia-davvero-con-le-nuove-linee-guida-internazionali-2026/