“Appaiono incredibili le risultanze della chiusura delle indagini della Procura di Bergamo che ha portato a venti indagati e in cui si accusa a vario titolo di reati come omicidio colposo ed epidemia colposa membri dei precedenti Governi e alcuni tra i massimi esperti e clinici della sanità italiana la cui professionalità è riconosciuta e apprezzata in tutto il mondo e ai quali va la nostra totale solidarietà”. È quanto dichiarano in una nota il presidente della Fadoi – la società scientifica della Medicina Interna, Francesco Dentali e il Presidente della Fondazione Fadoi, Dario Manfellotto.
“Ma allora siamo tutti colpevoli, incapaci e negligenti perché noi tutti, non solo i decisori, abbiamo agito in base a quel che scienza, coscienza e conoscenza fornivano in quei momenti drammatici” affermano i due rappresentanti dell’associazione. In tre anni e ancora di più nel 2020, in quelle prime settimane in cui scoppiò la pandemia in Italia, navigando al buio di fronte a una emergenza sconosciuta abbiamo dedicato tutta la nostra attività senza limiti d’orario, con un impegno totalizzante  con centinaia di morti tra medici e operatori sanitari”.
“Solo in Italia – evidenziano – c’è un’iniziativa giudiziaria di questo tipo. Siamo allora noi più intelligenti, più puri, più corretti? La magistratura italiana è la migliore al mondo perché è l’unica che ha scoperto degli errori? Ma ci siamo dimenticati che la pandemia ha colpito tutto il mondo e che l’Italia è stato il primo paese ad essere travolto? Se è così allora è inutile nascondersi dietro ad un dito: siamo tutti colpevoli. Gli internisti italiani sono colpevoli di aver lavorato 24 ore al giorno per affrontare la pandemia con le armi che avevamo a disposizione”. Ma il malessere per le conclusioni dell'inchiesta sono diffuse tra le varie categorie del mondo della sanità. "Altro che messa in stato di accusa, il Paese dovrebbe dire grazie a chi in quel momento dovette prendere decisioni difficili contro un nemico sconosciuto", ha dichiarato, per esempio, alla La Stampa il Presidente dell’Ordine del Medici, Filippo Anelli.
Anche l'associazione degli anestesisti prende posizione: "Le accuse insite negli atti della procura, così come riferite dai media, ci lasciano basiti", ha affermato  Alessandro Vergallo, presidente Aacoi, l’associazione di categoria".
Non approva l'indagine nemmeno Luca Richeldi, membro del primo Cts. Che sempre a La Stampa la definisce "un’inchiesta basata sul senno di poi". E dice ancora: "Mai mi sarei aspettato un’iniziativa giudiziaria – spiega – che viola un principio base della medicina e della scienza, cioè che le decisioni si prendono in un dato momento, in base agli elementi disponibili".
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