Dal burnout alle Case di Comunità: la sfida degli internisti
Secondo la rilevazione, il 25% degli internisti vive attualmente una condizione di burnout, mentre il 65,4% dichiara di averla sperimentata almeno una volta nel corso della carriera. Stress cronico, stanchezza cognitiva e peggioramento delle condizioni di lavoro finiscono così per incidere non solo sul benessere dei professionisti, ma anche sulla qualità dell’assistenza e sulla sicurezza delle cure.
Uno scenario che alimenta la fuga dal servizio pubblico: il 26,4% dei medici pensa al pensionamento anticipato, il 20,2% valuta il passaggio al privato e il 10,1% guarda all’estero in cerca di migliori condizioni lavorative e retributive.
Secondo uno studio della Johns Hopkins University School of Medicine, citato nell’indagine Fadoi, il 36% dei medici in burnout commette almeno un errore grave all’anno. Una proiezione che, applicata al contesto italiano, potrebbe tradursi in circa 100mila errori sanitari annui considerando anche il personale infermieristico.
In questo quadro, gli internisti indicano come prioritaria una maggiore continuità assistenziale tra ospedale e territorio. Il 34,6% dei medici intervistati ritiene infatti necessario rafforzare il coordinamento territoriale, mentre quasi un professionista su cinque guarda con interesse alle Case di Comunità finanziate dal Pnrr. Secondo l’indagine, il 18,8% degli internisti sarebbe disponibile a lavorare nelle nuove strutture territoriali, dove la proposta di riforma del ministro della Salute Orazio Schillaci prevede la possibilità di coinvolgere anche medici dipendenti ospedalieri.
Per la Medicina generale si tratta di un tema destinato a incidere direttamente sull’organizzazione futura dell’assistenza. Gli internisti, infatti, rivendicano un ruolo centrale nella presa in carico dei pazienti fragili e pluricronici, puntando su un modello più integrato tra ospedale, territorio e Mmg.
A confermare la profondità della crisi resta anche il nodo dei gettonisti. A tre anni dal decreto che ne prevedeva il progressivo superamento, il ricorso ai medici esternalizzati continua infatti a interessare oltre metà dei Pronto soccorso italiani. Se nelle Unità operative di medicina interna l’utilizzo di gettonisti o professionisti autonomi si è ridotto a meno del 20%, nei Ps il fenomeno riguarda ancora il 54,8% delle strutture.
Un dato che, secondo gli internisti ospedalieri, riflette la persistente carenza di personale e le difficoltà organizzative del sistema sanitario pubblico. Nonostante il Decreto legge 34 del 2023 avesse limitato il ricorso alle cooperative mediche ai soli casi temporanei ed eccezionali, molte aziende sanitarie continuano infatti a fare affidamento su soluzioni emergenziali per garantire i turni.
A pesare sono soprattutto i carichi di lavoro e l’organizzazione ospedaliera. Per quasi il 70% degli intervistati le condizioni di lavoro sono peggiorate: il 49,5% le giudica “peggiorate” e il 19,7% “molto peggiorate”. Solo il 14,9% ritiene invece che la situazione sia migliorata.
Tra le priorità indicate dagli internisti per rilanciare il sistema, il 61,5% chiede la riclassificazione delle medicine interne da bassa a medio-alta intensità di cura, riconoscendo la crescente complessità clinico-assistenziale dei pazienti fragili e pluricronici oggi ricoverati nei reparti. Il 57,2% indica invece come urgente l’assunzione di personale medico e infermieristico.
Per il presidente nazionale di Fadoi, Andrea Montagnani, il rischio è ormai quello di una vera “desertificazione” degli ospedali pubblici. “Carichi di lavoro incompatibili con una vita privata e familiare, scarse prospettive di carriera e condizioni contrattuali non adeguate – afferma – hanno già spinto circa 12mila medici ad abbandonare il servizio pubblico negli ultimi anni”.
Secondo Montagnani, proprio il rafforzamento del legame tra ospedale e territorio rappresenta una delle chiavi per evitare l’ulteriore impoverimento del Ssn, valorizzando il ruolo degli internisti nella gestione della cronicità e della complessità assistenziale insieme alla medicina generale.