“La pandemia ha generato un nuovo rapporto medico-paziente, ridisegnando anche i nostri compiti – evidenzia Claudio Cricelli, Presidente Simg, Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie – Il medico di famiglia rappresenta uno strumento di democrazia etica perché raccoglie tutte le esigenze in maniera indifferenziata, visto che ogni cittadino è preso in carico dal Ssn. Ma tante sfide di questi mesi sono andate oltre l’aspetto clinico e hanno ampiamente investito la sfera etica. Come la scarsità di risorse o comunque una loro limitatezza (prima i DPI, i tamponi, i posti letto negli ospedali, poi i vaccini): perché favorire alcune categorie piuttosto che altre? Si tratta soltanto di pesare il rischio o si devono selezionare alcuni settori della nostra vita sociale o produttiva a sfavore di altri? Con quali criteri identificare le cure a cui le persone hanno diritto? Tra gli strumenti innovativi a cui si è fatto ricorso vi è stata la tecnologia, intesa anzitutto come telemedicina, ma non senza contraddizioni: come porsi da un punto di vista etico-clinico e deontologico nell’effettuare la visita medica virtuale? Come implementare questa parte tecnologica nei confronti della popolazione più anziana che ha poca dimestichezza? Queste riflessioni non hanno ancora una risposta chiara, devono essere oggetto di dibattito nella classe medica e in tutto il Paese”.