Il dibattito sulle proposte del Ministro della Salute, inerenti al futuro della Medicina Generale e dei professionisti che la esercitano, esternate durante l'intervista rilasciata alla Stampa, non si placa. Al centro della disputa c'è la dipendenza dal Ssn dei medici 'giovani' che si apprestano ad entrare nella professione, mentre ai più anziani, professionalmente parlando, il regime convenzionale non verrebbe toccato fino al pensionamento. Quella che sembrerebbe andare a buon fine è invece la proposta di specializzazione per la Medicina Generale. Non mancano però i distinguo anche su questa tematica. I rappresentanti di categoria non hanno una visione completamente condivisa.Ritornando al pacchetto di proposte del ministro, in sintesi, c'è chi chiede al governo di fare chiarezza, perché quanto prospettato dal ministro della Salute sulla MG mal si concilia con altre proposte governative. C'è chi sospende il giudizio e chiede un colloquio con Schillaci, chi invece mostra delle aperture. E c'è chi, come i medici in formazione della Fimmg, è nettamente contrario alla proposta di dipendenza come i pediatri di libera scelta che chiedono di preservare il rapporto fiduciario.
FMT: "sul futuro dei Mmg il governo deve fare chiarezza"
“Si faccia una operazione di serietà, si faccia chiarezza sulle proposte del governo e della maggioranza sui medici di famiglia. È arrivato il momento di riflettere sull'idea di uniformare il rapporto convenzionale di tutta l'area convenzionata. Se si è parasubordinati almeno si riconoscano diritti e tutele. Si vada al ruolo unico, al contratto unico di tutti i medici del Ssn". Queste sono state alcune delle dichiarazioni del segretario nazionale di Federazione Italiana Medici del Territorio (FMT), Francesco Esposito, durante un recente convegno sulla sanità, organizzato dall'Università di Ferrara e Catanzaro, in occasione della pubblicazione del libro a cura di Stefania Buoso e Angelina Passero: "Organizzazione e lavoro in sanità ". Esposito ha evidenziato l’importanza degli argomenti dibattuti durante il convegno: “Si è discusso sugli aspetti giuridici e di sviluppo della medicina territoriale, con spunti molto interessanti della costituzionalista e prof.ssa Lucia Busatta, del sociologo e prof. Marco Ingrosso e del giuslavorista e prof. Antonio Viscomi che ha sottolineato le problematiche dell'applicazione del DM 77 e del Pnrr in relazione alla costituzione delle cosiddette ‘Case di Comunità; in particolare le problematiche giuridiche legate al rapporto convenzionale dei medici di medicina generale”.
Nel corso della tavola rotonda a cui il segretario ha partecipato con esponenti di altri sindacati medici e con le Istituzioni pubbliche, a partire dall’assessore regionale Emilia Romagna, Raffaele Donini, ha fatto una disamina sull'attuale situazione della medicina generale analizzando in primis la mancanza di una politica univoca su questo settore strategico della sanità pubblica da parte del governo e della maggioranza che lo sostiene. "La proposta di legge Cantù - ha sottolineato Esposito - per esempio, è inconciliabile con quanto affermato dal ministro Schillaci sui medici di famiglia: devono essere liberi professionisti o dipendenti Si mettessero d'accordo!”. “A prescindere dalla risposta dell’Esecutivo - aggiunge - non possiamo non registrare che esiste di fatto, già oggi, una profonda modifica dello status del medico di medicina generale che sta silenziosamente e inesorabilmente scivolando verso un ruolo sempre meno libero professionale e sempre più parasubordinato. Il doppio sistema di remunerazione, quota capitaria quota oraria, impone quindi una riflessione. In questo momento si ha il doppio svantaggio di essere liberi professionisti in teoria, ma parasubordinati di fatto senza, però, nessuna tutela”.
“Tornando al dibattito politico in corso - insiste il segretario FMT - ci convince poco la poca chiarezza sulla parte economica nella cosiddetta ‘proposta Cantù’: si dovrebbero arruolare circa 60.000 medici di famiglia, ma è noto che da qui a qualche anno ne mancheranno circa 6.000/7000, non si capisce quindi dove si intendono reperire questi professionisti? All’estero e a gettone ? Non solo: si istituisce la figura dell'infermiere di comunità con l'assunzione di circa 20.000 infermieri. Anche in questo caso: ma dove si prenderanno ?
Infine, sull’altro versante, la proposta del ministro. Sull’ipotizzato passaggio alla dipendenza dei medici di medicina generale: si presume che le regioni si faranno carico di tutti i fattori di produzioni: segretari infermieri, ambulatori, utenze, manutenzione e pulizie? Anche in questo caso non vengono minimamente indicate le risorse finanziarie da investire”.
“Alla Regione e ai miei colleghi - conclude Esposito - in questo incontro lancio una proposta: è arrivato il momento di riflettere sull'idea di uniformare il rapporto convenzionale di tutta l'area convenzionata. Se si è parasubordinati almeno si riconoscano diritti e tutele: ferie, gravidanza, malattia, ecc. Si vada al ruolo unico, al contratto unico di tutti i medici del Ssn.
Allora l'appello è che si faccia una operazione di serietà si faccia chiarezza su quello che il Governo vuole fare, che si esponga ai medici un progetto univoco e si indichino le risorse finanziarie. Dall’altro lato: i sindacati si presentino al tavolo del rinnovo contrattuale con una posizione unitaria che rafforzi la tutela dei medici e la difesa della sanità pubblica territoriale. Si riuscirà in tutto questo ? È un auspicio”.
Snami chiede un incontro con il ministro
“Valuteremo il testo dell’eventuale riforma, ma anzitutto attendiamo un incontro con il ministro Schillaci”. Lo dice il presidente nazionale Snami Angelo Testa, riferendosi al progetto che il governo sembra intenzionato a sostenere per dare supporto alle nuove Case di Comunità, previste con i fondi del Pnrr. Le perplessità però non mancano sia tra i vertici del sindacato sia tra i medici di medicina generale. L’ipotesi di riforma prevede una specializzazione universitaria finalizzata e un vero e proprio rapporto di lavoro dipendente per i giovani medici di medicina generale che concluderanno il percorso di formazione. Di fatto, viene abbandonata quasi del tutto la convenzione e quelle in atto andranno progressivamente ad esaurirsi. Un passo mosso dal governo sicuramente non concordato con le organizzazioni sindacali e con le categorie di riferimento. “Il rapporto di dipendenza dei medici, anche se finalizzato all’inserimento nelle Case di comunità - dice il presidente Testa – non ci pare la via migliore per risolvere tanti problemi della sanità pubblica”.
Siamo assolutamente favorevoli ad una riorganizzazione della formazione con un percorso universitario con un SSD specifico che dia un titolo specialistico universitario ai medici di medicina generale e facendoli entrare a pieno titolo all’interno dei corsi universitari di medicina e chirurgia ma senza che vi sia un mutamento giuslavoristico contrattuale.
Lo Snami reclama un tavolo in presenza anzitutto del ministro. Il progetto pone l’accento principalmente sui giovani dei percorsi universitari che andrebbero inevitabilmente a confluire nelle nuove strutture, ma senza poter scegliere tra convenzione o rapporto lavorativo dipendente.
Gli attuali medici di medicina generale invece, già in convenzione, potrebbero passare al rapporto di lavoro dipendente oppure mantenere lo status, comunque destinato a conclusione. I punti che il governo intende sviluppare sono allo stato poco valutabili. “Serve chiarezza a sostegno di tutti i medici di medicina generale – continua il presidente Testa – e per questo continuiamo a sostenere la necessità di una concertazione che sia costante tra le parti coinvolte”.
Smi apre uno spiraglio alla dipendenza a patto che...
"Le ultime affermazioni del Ministro Schillaci, l’istituzione della scuola di specializzazione in medicina generale, l’assunzione a dipendenza dei medici che lavoreranno nelle Case di Comunità ed il passaggio a dipendenza volontario per i colleghi attualmente a contratto di convenzione non ci trova contrari. Questo perché può essere un modo di dirottare parte dei fondi del PNRR previsti per la costruzione e ristrutturazione delle Case di Comunità sul personale sanitario e anche perché sarebbe un modo di superare uno strumento contrattuale obsoleto, la convenzione dei medici di medica generale, che non tiene conto ,come si evince dai vari atti di indirizzo della Conferenza Stato Regioni, succedutesi nel tempo, dello sforzo umano, personale ed organizzativo della categoria che ha lasciato sul campo più della metà dei morti per Covid" così Pina Onotri, Segretario Generale, Sindacato Medici Italiani (Smi). "Abbiamo di fatto perso nel tempo, di convenzione in convenzione, la possibilità di esercitare la “libera professione “, in cambio ne abbiamo ricavato un demansionamento progressivo, una burocratizzazione del nostro lavoro senza precedenti che esplicita la volontà di un controllo della parte pubblica ormai ossessivo sulla nostra attività. Della libera professione ci rimane ormai solo il " rischio di impresa" che non viene compensato neanche dai guadagni, considerato che il potere d' acquisto dei nostri stipendi è ridotto del 50% e la mancanza di tutele che ci vede in crisi personale e familiare in caso di infortunio o lunga malattia.
Perché oltre ad ammalarci perdiamo anche il nostro reddito, in quanto quasi mai i pazienti, dai quali dipendiamo economicamente in virtù della scelta fiduciaria, sono disposti a traslare questo rapporto di fiducia ad un sostituto scelto da noi, con sostituti, tra l’altro, sempre più introvabili.
Il patto tacito con le istituzioni è stato quello di mantenere in vita un rapporto "libero -professionale "anomalo, ed in cambio la categoria ha dovuto gestire tutto il peso del gatekepping che negli anni però è stato riversato completamente sulla "bassa manovalanza" mentre gli stakeholder della professione che controllano i punti nevralgici della stessa (Ordini, Enpam e FNOMCeO per dirne alcuni) ne sono rimasti indenni.
Il passaggio a dirigenza della medicina generale forse avrà un iter legislativo lungo o forse no. Nel frattempo si dovrebbe ipotizzare una nuova convenzione che renda omogenee le aree contrattuali previste all’interno degli accordi di medicina generale introducendo da subito la possibilità di poter usufruire dei benefici della legge 104 (già prevista per gli specialisti ambulatoriali) le ferie, il Tfr, la malattia di cui godono i medici della medicina dei servizi che lavorano a quota oraria all’interno di strutture pubbliche. C’è necessità di introdurre nel nuovo accordo il concetto di pari opportunità, sicurezza, conciliazione vita/lavoro, adeguata retribuzione e valutazione standard dei carichi di lavoro che sicuramente non si esplicitano nelle ore di front office che svolgiamo in ambulatorio. Questo per attirare nel sistema pubblico le nuove leve e per dare risposte ad una professione che si declina sempre più al femminile. Dobbiamo essere ben coscienti che o ci salviamo tutti o nessuno e di una 'libera professione dipendente' come quella che attualmente esercitiamo non sappiamo che farcene. Se continuiamo così ben venga la dipendenza per chi vuole. Nel frattempo si deve procedere ad una nuova convenzione in tempi stretti".
Fimmg Formazione dice no al passaggio alla dipendenza
Leggiamo con preoccupazione gli articoli pubblicati su importanti testate giornalistiche secondo cui i giovani medici di medicina generale preferirebbero abbandonare la convenzione con il Ssn a favore di un rapporto di dipendenza. Niente di più diverso dalla realtà”. Così scrive Erika Schembri, Segretario Nazionale di Fimmg Formazione, in risposta alle recenti esternazioni rese note da alcune agenzie. “Già nel 2021 più di 1.500 giovani medici si erano dichiarati contrari alla dipendenza, firmando la lettera aperta “No alla Dipendenza – è una Questione di Scelta” a favore del rapporto convenzionale. Ricordiamo che durante il periodo pandemico, i giovani Mmg hanno avuto la possibilità, attraverso la riforma della Formazione-Lavoro, di assumere incarichi convenzionali sostenendo la medicina territoriale in un momento di carenza tale da minacciare il crollo del sistema, proprio grazie alla flessibilità contrattuale che l’Accordo Collettivo Nazionale della Medicina Generale prevede. Riteniamo che la priorità della riorganizzazione della Sanità Territoriale debba essere invece il rilancio della professione del Mmg, a partire dal percorso di formazione pre-laurea fino alla Formazione Specifica in Medicina Generale, valutando l’opportunità di una formazione di tipo accademico che la renda più attrattiva, completa, aggiornata e di qualità, senza tuttavia allontanarla dal territorio, anzi sviluppando la formazione sul campo nella rete degli studi di medicina generale.
Il Sistema Sanitario Nazionale va difeso, non attraverso un passaggio dei Mmg alla dipendenza, bensì incentivando quanto già il nostro contratto prevede per la sostenibilità e lo sviluppo della professione: è tempo di dimostrare che associarsi in AFT e UCCP, usufruire del personale di studio e della diagnostica di primo livello, integrare un welfare di tipo libero-professionale per la sostenibilità vita-lavoro e della genitorialità, sono aspetti che il nostro status di medici convenzionati può sviluppare con il migliore dei risultati. La Convenzione, intesa come una azione dello Stato che rende ruolo sussidiario al medico di medicina generale dei principi costituzionali di difesa della salute dell’individuo, è l’unico strumento in grado di preservare il rapporto di fiducia medico-paziente, attraverso l’autonomia professionale e prescrittiva del medico regolati dai principi di appropriatezza assistenziale e deontologica, coerente con obiettivi di salute per i nostri assistiti, garantendo accesso equo, universale e omogeneo al Servizio Sanitario Nazionale pubblico”.
“Fimmg tutta sostiene i giovani medici e le loro istanze – aggiunge Fimmg Nazionale ad integrazione della nota – in particolar modo in questo momento storico di rapido avvicendamento generazionale in cui sono proprio i più giovani a dover reggere il peso della grave carenza di medici, anticipando l’ingresso nel ruolo fin dal momento della formazione, con il rischio di subire gli aspetti legati al ritardo dell’applicazione delle norme anziché apprezzare i vantaggi professionali e organizzativi che la libera professione convenzionata deve poter garantire loro. Ogni nostro sforzo è oggi teso a superare gli ostacoli per realizzare quello sviluppo su cui i colleghi di Fimmg Formazione scommettono per il proprio futuro”.
Pediatri di Famiglia: salvaguardare il rapporto fiduciario
“Stiamo osservando con attenzione le interlocuzioni in corso a livello ministeriale tra i rappresentanti delle Cure Primarie sul territorio e il Ministro della Salute, Orazio Schillaci. Come rappresentanti della Pediatria di Famiglia, parte integrante della rete delle Cure Primarie sul territorio, condividiamo la posizione espressa all’ANSA da Silvestro Scotti, Segretario Generale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale sulla salvaguardia della libera scelta”, lo dichiara Antonio D’Avino, presidente Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP). “Il principio della libera scelta è infatti la conditio sine qua non del rapporto fiduciario che lega noi Pediatri di Famiglia con i genitori, i bambini e gli adolescenti. Un principio riconosciuto da un gruppo eterogeneo di Senatori che lo hanno citato nel Disegno di Legge n. 227 riconoscendo l’interdipendenza tra libertà di scelta e rapporto fiduciario, quale elemento fondante la relazione tra i medici delle Cure Primarie e i cittadini, ancor prima che i pazienti. Infatti, la medicina del territorio è legata soprattutto ad attività di prevenzione, educazione sanitaria e continuità di cura e scegliere il proprio medico coincide esattamente con l’esercizio proprio di questa libertà” conclude D’Avino.