Da Nord a Sud, nessun luogo di cura sembra più sicuro, le aggressioni ai camici bianchi nel caldo agostano hanno raggiunto picchi insostenibili, i sindacati medici minacciano le dimissioni di massa di medici e sanitari e il presidente della Fnomceo scrive a Giorgia Meloni chiedendo maggiori controlli all'ingresso degli ospedali e degli ambulatori e di utilizzare i fondi del Pnrr per rendere le strutture sanitarie più sicure. “Pian piano andremo via tutti! Non è questa la sanità, la professione che abbiamo sognato quando ci siamo iscritti a Medicina! Il Ssn si svuoterà di professionisti. E i cittadini rimarranno senza cure”. È amareggiato il presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Filippo Anelli, che così si sfoga, ripercorrendo l’escalation di violenza di questo agosto: da Nord a Sud, nessun luogo di cura sembra esente. Da Chiari, in provincia di Brescia, a Castellamare di Stabia, da Massa Carrara a Crotone, da Monfalcone (Gorizia) a Bari, Lecce, Foggia, molte le aggressioni. C'è anche l’episodio denunciato da una guardia medica, una specializzanda aggredita nella sua postazione in provincia di Taranto. Dottoressa che, ora, vuole dimettersi, a nome di tutte le donne medico vittime di violenza. A cui vanno aggiunte nel fine settimana, le violenze al Cardarelli di Napoli, dove una specializzanda è stata schiaffeggiata, all’Ospedale di Pozzuoli, verso un infermiere, a Barletta, con il sasso lanciato contro il virologo Fabrizio Pregliasco durante la premiazione di un suo libro.
"Quella delle dimissioni come risposta alla violenza – afferma Anelli – è una conseguenza sempre più praticata, come avvertiva già mesi fa una campagna Fnomceo, che si è rivelata purtroppo profetica e che in questi giorni viene riproposta sui social. Evitiamo che anche la collega di Taranto cui va tutta la nostra vicinanza, lasci il posto di lavoro".
Ma per Delia Epifani, segretaria regionale Smi Puglia è inammissibile che, in un contesto di scarsità di risorse, umane e non, i medici siano ancora costretti a lavorare senza alcuna tutela, esposti alla mercé di chi, nel bel mezzo della notte, si sente in diritto di aggredire verbalmente e fisicamente un professionista impegnato a rispondere ai bisogni di salute. È inaccettabile che ci si concentri sul 'far cambiare idea' alla collega che, giustamente, non vuole più mettere piede in un posto non sicuro e non su come cambiare il sistema, l’organizzazione del lavoro, aumentando le tutele. È intollerabile che l’unico supporto proposto dalle istituzioni sia quello psicologico, come se spostare l’attenzione sul sacrosanto disturbo d’ansia reattiva di chi viene aggredito sia il problema. Una pacca sulla spalla, un fazzoletto per asciugare le lacrime e qualche seduta dallo psicologo? Sono queste le soluzioni? Che faremo alla prossima aggressione? Che faremo alla prossima auto rigata, alla prossima minaccia di morte, al prossimo strattone? Qual è il programma delle Aziende Sanitarie e della Regione Puglia per rendere il lavoro dei medici un lavoro sicuro?" si chiede Epifani.
Fnomceo: "I provvedimenti messi in campo non bastano". “Il Governo ha già messo in atto alcuni provvedimenti – riconosce Anelli – ma bisogna fare di più. Non basta la repressione per arginare un fenomeno che ha molte cause, prima tra tutte la scarsità del personale sanitario, dovuta a decenni di definanziamenti. Non basta la procedibilità d’ufficio, se gli episodi non vengono portati alla luce per celare disorganizzazioni e malfunzionamenti. Non bastano le attestazioni di solidarietà e di fiducia nei medici, se al primo intoppo diventano i capri espiatori di quello che non va”.
“Servono – continua Anelli – risposte. Servono risorse per arginare la fuga del personale sanitario. Servono più medici, in ospedale e sul territorio, meglio pagati e più valorizzati. In questa situazione anche il rischio clinico aumenta, così come la possibilità di errore. Servono reali misure di sicurezza per restituire serenità ai professionisti”.
“Le numerose aggressioni nel mese di agosto – conclude Anelli – sono il sintomo inequivocabile di un malessere e di una difficoltà che rischiano di superare il punto di non ritorno. Un disagio che si può curare solo con i fatti, con investimenti adeguati e con politiche che restituiscano sicurezza e serenità ai curanti e ai curati”. Ma dalle parole la Fnomceo passa all'azione attraverso una missiva al presidente del Consiglio in cui si sottolinea come questi espisodi episodi ormai quotidiani che disegnino "un clima di odio, di insoddisfazione, di aspettative deluse incompatibili con una attività sanitaria realmente efficace che già sconta condizioni di esercizio professionale, sempre atteso dai medici con il massimo dell’impegno e della dedizione possibili, al limite della criticità”. Da qui la richiesta di intervento, per “contrastare la disaffezione che sta colpendo inesorabilmente la Professione, al fine di costruire una realtà che riporti dignità, serenità e sicurezza tra i professionisti sanitari nelle strutture, sulle ambulanze e tra la nostra comunità sociale”. Un intervento che, dopo i provvedimenti legislativi, dovrebbe ora essere svolto a livello organizzativo, anche con i fondi del Pnrr: introducendo sistemi di controllo all’ingresso delle strutture, così come avviene negli aeroporti o nelle sedi istituzionali, che impediscano di introdurre armi proprie e improprie. E accorpando le sedi di guardia medica, in modo da non lasciare da soli i professionisti, che sono per la maggioranza donne, a svolgere i turni di notte o festivi. Il tutto nelle more di una rivoluzione culturale, che parta dalle scuole per coinvolgere tutta la cittadinanza, e che richiede tempi più lunghi.
L'avvertimento della Fimmg. Il fenomeno delle "aggressioni in ospedale" tenderà ad "aumentare perché la popolazione invecchia e di conseguenza cresce il bisogno di salute di anziani e fragili". Ma allo stesso tempo "i servizi sanitari sono depauperati dal punto di vista del personale e delle strumentazioni. Inoltre, in questo periodo - ha dichiarato all'Adnkronos Salute Silvestro Scotti, segretario nazionale Fimmg - gli ospedali riducono i posti letto, il personale anche sul territorio è in ferie. Risultato? I Pronto soccorso sono intasati e molti cittadini non sanno cosa sia un triage. Ognuno rivendica il proprio problema come `emergenza primaria´ e non sa aspettare, come dimostra l'aggressione agli operatori sanitari dell'ospedale di Castellammare di Stabia". "Bisogna formare le nuove generazioni già nelle scuole - ha spiegato Scotti - puntando sull'educazione civica, educare i cittadini sull'utilizzo dei servizi pubblici. Ma il problema principale ad oggi è la totale carenza numerica di medici del territorio che stanno andando in pensione. E con le Case di Comunità sarà anche peggio".E il monito di Anaao. "Servono soluzioni concrete o andremo tutti via - denuncia il segretario nazionale Anaao Assomed Pierino Di Silverio - Inasprimento delle pene, qualifica di Pubblico ufficiale per i sanitari, controlli, posti di polizia, finanche soluzioni creative, niente arresta il vortice. L'opinione pubblica continua a vedere gli operatori sanitari come responsabili della difficoltà di accesso alle cure". "E allora? Cambiamo l'organizzazione delle cure - propone Di Silverio - riqualifichiamo i presidi, rendiamo ospedali e presidi luoghi di cura sicuri, formiamo al rispetto le nuove generazioni. Oppure andiamo tutti via" è la provocazione del Segretario dell'Anaao. "Lasciamo che chi ha i soldi si curi e chi non li ha scenda in piazza e manifesti la propria rabbia verso coloro che non mettono il Servizio Sanitario Nazionale nelle condizioni di funzionare al meglio e non già verso chi le cure le eroga o cerca di farlo in condizioni di lavoro difficili se non impossibili. Perché nonostante tutto fino ad ora i medici e i dirigenti sanitari ci sono sempre stati pur nelle difficoltà. Ma non potrà essere così per sempre. I prossimi mesi ci vedranno impegnati anche su questo fronte per tutelare le colleghe e i colleghi e non ci fermeremo di fronte a vuote promesse e vuote parole".