Il tavolo al Ministero della Salute con Regioni e sindacati sul riordino dell’assistenza territoriale continua a muoversi in un clima di forte tensione. Dopo il secondo confronto con il ministro Orazio Schillaci, che si era chiuso senza una sintesi condivisa, ad accendere ulteriormente il dibattito sono ora le dichiarazioni del presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, che ha aperto alla possibilità di modificare o persino eliminare il ruolo unico qualora si trovasse un accordo con le organizzazioni sindacali. Una posizione che Fimmg definisce "singolarmente sorprendente", ricordando come la bozza di decreto presentata dalle Regioni al tavolo ministeriale imponga invece proprio il ruolo unico e un debito orario obbligatorio per tutti i Mmg. Per il sindacato, la disponibilità a rimettere in discussione uno dei pilastri della riforma dimostrerebbe che il vero obiettivo non sia tanto la copertura delle Case di Comunità quanto la progressiva trasformazione del rapporto convenzionale dei Mmg. Secondo il sindacato, si confermerebbe così il tentativo, sostenuto solo da alcune Regioni, di utilizzare le esigenze organizzative delle Case di Comunità come "paravento politico" per ridurre progressivamente l’autonomia professionale della medicina generale. Nel mirino della Fimmg resta soprattutto l’ipotesi di una "dipendenza residuale", giudicata il primo passo verso un ridimensionamento del modello convenzionale. Il sindacato sottolinea inoltre la contraddizione tra una bozza normativa che introduce obblighi orari generalizzati e le successive aperture politiche a un loro possibile ridimensionamento. Da qui la richiesta al Governo e alle Regioni di chiarire definitivamente quale sia l’obiettivo reale della riforma. Se il problema è garantire la presenza dei medici nelle Case di Comunità, sostiene la Fimmg, l’Accordo collettivo nazionale già offre strumenti contrattuali utilizzabili senza bisogno di modificare il rapporto giuridico dei medici di famiglia. Resta dunque fermo il no a qualsiasi ipotesi di dipendenza confermato nel recente Consiglio nazionale del sindacato che ha approvato all'unanimità la relazione del segretario nazionale Silvestro Scotti a cui ha dato mandato per proclamare lo sciopero in assenza di risposte concrete. Prevista anche un’assemblea nazionale il 13 giugno a Roma in vista di una manifestazione nazionale. Fimmg quindi conferma che l'unica strada da percorrere è quella dell'emanazione di un nuovo Atto di indirizzo propedeutico alla contrattazione per un nuovo Acn della Medicina generale. Sul fronte delle altre sigle sindacale anche se con vari distinguo, Fmt e Smi continuano a contestare soprattutto i carichi di lavoro previsti nelle Case di Comunità. Francesco Esposito, segretario nazionale della Fmt, pur valutando positivamente la riapertura del dialogo e l’assenza di un esplicito riferimento alla dipendenza, ribadisce la contrarietà ai cosiddetti "debiti orari". Secondo Esposito, i medici di medicina generale garantiscono già oggi le attività richieste e non possono essere gravati da ulteriori obblighi di turnazione. Per questo la Fmt ha dichiarato lo stato di agitazione e annunciato iniziative di mobilitazione insieme ai cittadini in difesa della sanità territoriale e del rapporto fiduciario medico-paziente. Il sindacato valuta invece positivamente la proposta di istituire la scuola di specializzazione per i medici di famiglia, definita una storica rivendicazione della categoria. Anche lo Smi, rappresentato dalla segretaria generale Pina Onotri, mantiene una posizione critica sia sul debito orario sia sull’ipotesi di una retribuzione per obiettivi, confermando la mobilitazione già avviata. Snami, individua un terreno di possibile convergenza nella scuola di specializzazione per la Medicina generale, pur chiedendo garanzie sui tempi e sulla tutela di chi possiede già il diploma di formazione specifica. Sul ruolo unico, invece, il sindacato invita a verificare attentamente i testi normativi per evitare formulazioni ambigue che possano lasciare immutato l’impianto della riforma Balduzzi. La controparte pubblica ha intanto chiesto alle organizzazioni sindacali di presentare emendamenti alla bozza di decreto. Ma tra aperture politiche contraddittorie, stato di agitazione e profonde divergenze sul futuro della convenzione, il riordino delle cure primarie continua a configurarsi come un cantiere ad alta tensione.