Anaao Assomed, pur condividendo le strategie e la progettualità elencate dal Ministero della Salute chiede subito un tavolo di confronto. Cimo-Fesmed, al contrario, nutre seri dubbi su alcune delle proposte presentate per risolvere la situazione dalla Direttrice generale delle professioni sanitarie e delle risorse umane del Ssn del Ministero della Salute Mariella Mainolfi in Commissione Affari sociali della Camera.
“I dati del Ministero della salute resi noti nel corso dell’audizione sul Ddl di riordino delle professioni sanitarie, restituiscono un quadro più volte denunciato dall’Anaao Assomed tra fughe volontarie, stipendi bassi e burnout”. Così il segretario Nazionale Pierino Di Silverio sul documento presentato dalla Direttrice generale delle professioni sanitarie e delle risorse umane del Ssn del Ministero della Salute Mariella Mainolfi in Commissione Affari sociali della Camera.
“Condividiamo – dichiara Di Silverio - le strategie e la progettualità proposte dal Ministero della Salute nel corso dell’audizione”.
Rendere più appetibile la professione passa inevitabilmente attraverso:
  •  revisione delle modalità di accesso, delle carriere e dell’organizzazione del lavoro;
  •  aumento delle retribuzioni;
  •  depenalizzazione dell’atto medico;
  •  sicurezza sui luoghi di lavoro;
  •  sburocratizzazione della professione.

“Questi punti sono anche le priorità dell’Anaao Assomed – prosegue Di Silverio -, aspetti cardine su cui fondare un nuovo sistema di cure. Ci conforta sapere di essere in sintonia con il Ministero della salute, ma ora a maggior ragione bisogna agire presto e bene per tradurre la consonanza di posizioni in fatti concreti. Occorre – propone Di Silverio - aprire subito un tavolo per un nuovo patto della salute”.

Cimo-Fesmed. In sei anni, il numero di medici che si sono dimessi dal Servizio sanitario nazionale è triplicato: nel 2016 erano 1.564, nel 2022 4.349. Ed è estremamente probabile che negli ultimi due anni tale numero sia ulteriormente cresciuto. Il dato, presentato dal Ministero della Salute nel corso dell’audizione in Commissione Affari sociali sul riordino delle professioni sanitarie, è eloquente: la fuga dei medici dagli ospedali pubblici è oramai un’emergenza. Al contempo, risulta altrettanto impressionante la crescita registrata tra il 2021 ed il 2024 del numero di borse di specializzazione non accettate dai neo-medici, passato complessivamente dal 10% al 29%.
“Come ripetiamo spesso, il Servizio sanitario nazionale non è più attrattivo – dichiara Guido Quici, Presidente della Federazione Cimo-Fesmed -. E il problema, come ha ben evidenziato la dottoressa Mainolfi, DG delle professioni sanitarie e delle risorse umane del Ssn, non riguarda solo i medici, ma anche gli infermieri. Condividiamo l’analisi delle cause di tale emergenza illustrata dal Ministero, che spazia dal fattore retributivo alla responsabilità professionale; tuttavia, nutriamo seri dubbi su alcune delle proposte presentate per risolvere la situazione”.
“Se, infatti, riteniamo necessaria la definizione di ruoli e responsabilità di ciascun professionista, non possiamo che dissentire sulla proposta di “sviluppare forme di task shifting”, che non consentirebbero né di superare il grave problema di carenza di professionisti e di attrattività del Ssn, né di garantire la sicurezza delle cure per i cittadini”.
“Deve essere chiaro, infatti, che l’incremento di competenze e responsabilità difficilmente renderà più appetibili alcune professioni sanitarie, a fronte del medesimo trattamento economico e delle stesse condizioni di lavoro sofferte oggi. In un contesto di grave carenza di personale, aumentare le competenze senza l’adeguamento dell’organico non può che essere un boomerang, che non risolverebbe il problema ma anzi lo amplierebbe, rendendo ancora meno attrattivo il lavoro in ospedale. Al contempo, è necessario preservare le attività che devono essere svolte in modo esclusivo dai medici, a partire da anamnesi, diagnosi e terapia”, aggiunge Quici.
“In ogni caso – conclude il Presidente Quici – ci auguriamo che qualsiasi intervento volto a riordinare le professioni sanitarie e a prevedere il trasferimento di competenze da una professione all’altra veda un coinvolgimento attivo e centrale dei rappresentanti dei professionisti ad un tavolo di confronto. Sono i professionisti, infatti, gli unici attori capaci di offrire una visione sistemica delle criticità e delle esigenze di un Servizio sanitario nazionale in costante evoluzione”.