Non c’è più tempo per le soluzioni di facciata. All’indomani dell’invio di una proposta di riforma contrattuale al presidente del Comitato di settore salute, Marco Alparone, lo Snami torna all'attacco utilizzando i numeri pubblicati dalla Fondazione Gimbe come base per un’analisi spietata della medicina territoriale.
I dati sono inequivocabili: in Italia mancano all'appello oltre 5.700 medici di medicina generale. La media nazionale ha raggiunto i 1.383 assistiti per professionista, superando di gran lunga la soglia ottimale di 1.200.
"Questi numeri confermano una criticità che denunciamo da tempo" – dichiara Simona Autunnali, tesoriera Snami. "Siamo di fronte a una crisi che richiede una visione di sistema. Le risposte adottate finora, dall'aumento dei massimali alle proroghe dell'attività oltre i 70 anni, sono semplici palliativi che non incidono sulle reali cause del problema".
Il sindacato evidenzia come la vera sfida sia la perdita di attrattività della Medicina generale. Un percorso che i giovani medici tendono a escludere perché percepito come poco sostenibile e gravato da un’organizzazione del lavoro ormai obsoleta.
La proposta contrattuale
Già nella giornata del 17 marzo, il presidente Nazionale Snami, Angelo Testa, aveva tracciato la rotta inviando ad Alparone un documento programmatico per l'aggiornamento del modello contrattuale. "È necessario un cambio di paradigma" – ha dichiarato Testa – "che metta al centro la dignità professionale del medico di medicina generale e la sostenibilità del suo lavoro. Non possiamo più accettare un modello che ignora le trasformazioni della società, come la femminilizzazione della professione e la necessità di una reale conciliazione tra vita e lavoro. La nostra proposta mira a rendere la medicina generale nuovamente attrattiva per i giovani colleghi, garantendo al contempo un servizio efficiente ai cittadini."
Oltre la logica dell'emergenza
Sulla scia dell'intervento di Testa, i dati Gimbe del 18 marzo confermano l'urgenza di questa riforma. "Se vogliamo garantire il futuro del medico di famiglia e rendere realmente funzionali le Case della Comunità – sottolinea Matteo Picerna, vice segretario nazionale Snami – è indispensabile un nuovo modello contrattuale che offra strumenti moderni e coerenti con la realtà quotidiana dei colleghi".
La formazione come punto di rottura
La "rivoluzione copernicana" invocata dal sindacato non può però prescindere dalla formazione. La richiesta è il passaggio alla specializzazione universitaria, equiparata alle altre discipline mediche, per garantire standard qualitativi elevati e restituire prestigio al ruolo.
"Se il primo punto di accesso al Ssn si indebolisce, crolla l’intero sistema" – conclude Federico Di Renzo, addetto stampa Snami. Senza un cambio di passo deciso, entro il 2028 (anno in cui sono previsti 8.000 pensionamenti) milioni di cittadini rischiano di restare senza un riferimento sanitario certo.