La riforma dell’assistenza territoriale accende lo scontro con i medici di medicina generale. Lo Snami alza il livello della protesta contro quelle che definisce "imposizioni" governative e regionali sulla riorganizzazione della Mg e convoca d’urgenza il Comitato nazionale per valutare possibili iniziative sindacali, istituzionali e politiche.
Al centro della contestazione c’è soprattutto l’ipotesi di una trasformazione dei medici di famiglia in dipendenti del Ssn, scenario che il sindacato respinge con decisione. Per lo Snami, il rischio è quello di svuotare l’autonomia professionale e compromettere il rapporto fiduciario tra medico e cittadino.
Il presidente nazionale Angelo Testa parla apertamente di "errore strategico" riferendosi al metodo utilizzato per portare avanti la riforma della medicina territoriale. Nel mirino finiscono decreti e disegni di legge considerati strumenti che aggirano il confronto con le rappresentanze sindacali.
"Questa fase richiede lucidità e fermezza", sottolinea Testa, ribadendo che il sindacato non intende assistere passivamente a interventi che, a suo giudizio, rischiano di snaturare la professione del medico di famiglia.
Pur riconoscendo alle Regioni un approccio talvolta più attento alle specificità territoriali, lo Snami contesta ogni tentativo di accelerare il processo riformatore senza una reale concertazione con la categoria.
Tra i punti più critici indicati dal sindacato c’è il tema della dipendenza. La tesoriera nazionale Simona Autunnali evidenzia che il passaggio al rapporto di lavoro dipendente non rappresenterebbe la soluzione alle difficoltà organizzative della medicina territoriale. Secondo lo Snami, la strada da percorrere sarebbe invece quella del rafforzamento degli strumenti già previsti dall’attuale convenzione.
Anche sul fronte delle Case di comunità il sindacato esprime forti riserve. Il segretario nazionale Pasquale Orlando dichiara la disponibilità dei medici a contribuire alla piena operatività delle nuove strutture, ma avverte che senza un piano credibile per affrontare la carenza di personale il sistema rischia di restare sulla carta.
Sul piano economico, il portavoce Federico Di Renzo richiama l’attenzione sui costi sostenuti direttamente dai medici convenzionati per la gestione degli studi professionali. Una situazione che, secondo lo Snami, non trova compensazione adeguata nei ristori attualmente previsti, a fronte di responsabilità sempre più ampie.
Nel documento sindacale emerge inoltre una forte critica all’aumento degli adempimenti amministrativi. Lo Snami denuncia una "burocrazia soffocante" che starebbe progressivamente trasformando il lavoro del medico di famiglia in un’attività prevalentemente amministrativa, con ripercussioni sull’attività clinica e sul tempo dedicato ai pazienti.
Preoccupazione anche sul fronte generazionale. Il vice segretario Matteo Picerna richiama la necessità di rendere la Medicina generale nuovamente attrattiva per i giovani professionisti. Senza prospettive organizzative chiare e condizioni di lavoro sostenibili, avverte il sindacato, le nuove generazioni rischiano di essere utilizzate soltanto per colmare le carenze di organico.
Da qui la decisione di convocare il Comitato nazionale, che dovrà valutare tutte le possibili iniziative future. “Abbiamo convocato il Comitato – dichiara il presidente nazionale Snami – perché la fase che stiamo vivendo richiede lucidità, fermezza e responsabilità. Non possiamo limitarci ad assistere a riforme che rischiano di cambiare profondamente la natura della Medicina generale senza un confronto vero con chi ogni giorno tiene in piedi il territorio. Valuteremo tutte le azioni da intraprendere, nessuna esclusa, perché la posta in gioco non riguarda solo i medici, ma il diritto dei cittadini ad avere un medico di fiducia realmente presente, libero, motivato e messo nelle condizioni di lavorare”.
Snami ribadisce che ogni intervento sulla Medicina generale deve partire da un principio chiaro: senza medici di famiglia valorizzati, senza continuità assistenziale rafforzata, senza strumenti adeguati e senza una reale riduzione degli adempimenti impropri, non può esistere alcuna riforma credibile della sanità territoriale.
"Valuteremo tutte le azioni, nessuna esclusa", avverte Testa, rivendicando la coerenza dello Snami sulle criticità della riforma della medicina territoriale.
Per il sindacato, la condizione imprescindibile per qualsiasi confronto con Ministero e Regioni resta la tutela dell’autonomia professionale dei medici di Medicina generale e la salvaguardia del rapporto fiduciario con i cittadini.