L’ultimo Documento di finanza pubblica (Dfp) 2026, approvato lo scorso 22 aprile, delinea un futuro di estrema fragilità per il Servizio sanitario nazionale (Ssn). L’analisi indipendente condotta dalla Fondazione Gimbe mette a nudo una realtà preoccupante: lungi dall’invertire la rotta, la politica economica del Paese sembra aver "congelato" il finanziamento della salute.  
Un divario da 30 miliardi. Il dato che emerge con maggiore forza è il progressivo scollamento tra quanto lo Stato prevede di spendere e quanto effettivamente stanziato per il Fondo sanitario nazionale (Fsn). Nel 2025, la spesa sanitaria si è attestata a 141,5 miliardi di euro (6,3% del Pil). Tuttavia, per il triennio 2027-2029, il rapporto spesa/Pil rimarrà fermo al 6,4%, nonostante i bisogni di salute dei cittadini siano in costante aumento.  
Il "gap" finanziario è destinato a esplodere: se nel 2024 il disavanzo regionale era già superiore a 1,5 miliardi di euro , le stime indicano una forbice che raggiungerà i 7,1 miliardi nel 2027, fino a toccare i 13,4 miliardi nel 2029. Complessivamente, nel triennio considerato, mancano all’appello 30,6 miliardi di euro.  
Secondo Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, non si tratta di una fatalità, ma di una "scelta politica precisa". Mentre il Pil nominale è previsto crescere mediamente del 2,6% annuo, l’incremento della spesa sanitaria si ferma al 2,37%.
"In assenza di consistenti investimenti — avverte Cartabellotta — questo squilibrio si scaricherà sui bilanci delle Regioni, costrette ad aumentare la pressione fiscale o a tagliare i servizi".  
Il rapporto spesa sanitaria/Pil rimane sostanzialmente stagnante: dopo il 6,3% del 2025 , si prevede una stabilizzazione al 6,4% fino al 2029. Questo indica che la sanità non è considerata una priorità di investimento proporzionale alla crescita economica nazionale. Sia Gimbe che l’Ufficio parlamentare di bilancio segnalano forti incertezze legate al contesto macroeconomico e geopolitico. Storicamente, le previsioni tendono a essere riviste al ribasso, come dimostrato dal consuntivo 2025, risultato inferiore di 2,5 miliardi rispetto alle stime iniziali.  
Il definanziamento strutturale mette a rischio l'erogazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea). Per i cittadini, ciò significa un potenziale peggioramento dell'accesso alle cure, l'aumento delle diseguaglianze territoriali e un incremento della spesa sanitaria a carico del privato.  
La Fondazione Gimbe è netta: serve una "consistente iniezione di risorse" già nella prossima Legge di bilancio. Senza investimenti straordinari, lo scarto tra fondi disponibili e necessità di erogazione diventerà una "bomba a orologeria" per la tenuta del sistema pubblico.  
Il quadro delineato dal Dfp 2026 fotografa una sanità pubblica sotto assedio, dove la sostenibilità economica sembra essere perseguita a scapito del diritto alla salute.