Il dibattito sulla riforma della medicina territoriale si accende ulteriormente con le prese di posizione di Snami e Smi. Se da un lato emerge una parziale apertura verso alcune novità dello schema del decreto Schillaci, dall’altro i sindacati pongono condizioni invalicabili per evitare che la riforma resti un progetto scollegato dalla realtà operativa dei medici di famiglia e chiedono un confronto con il Ministro.
Il rischio di "figure ibride". Una delle maggiori preoccupazioni riguarda l'accesso alla dipendenza e il requisito della specializzazione. Pina Onotri, segretario generale dello Smi, avverte che senza una formale equiparazione tra il corso di formazione specifica in Medicina generale e la specializzazione, si rischia di creare percorsi paralleli che indeboliscono la categoria. "L'accesso alla dipendenza - spiega Onotri - deve essere riservato ai colleghi in possesso del corso di formazione specifica in Medicina generale o della specializzazione in Medicina di comunità e cure primarie, con un riconoscimento formale di equipollenza tra i due percorsi e la loro piena validità come specializzazioni. Questo consentirebbe anche l'accesso a un contratto di dirigenza, evitando al contempo ulteriori equipollenze con specializzazioni ospedaliere che rischierebbero di snaturare il percorso professionale".
Anche lo Snami, per voce dell'adetto stampa Federico Di Renzo, evidenzia come molti giovani colleghi non abbiano oggi un percorso specialistico adatto al modello dipendente, mentre i medici già convenzionati si troverebbero a dover smantellare studi avviati da decenni, con il rischio di aggravare la carenza assistenziale.
Sì al doppio canale, ma a condizioni chiare. Sia Snami che Smi valutano positivamente l’introduzione di un doppio canale organizzativo (convenzione e dipendenza), purché sia una scelta volontaria e accompagnata da tutele reali. Pasquale Orlando segretario nazionale Snami suggerisce di valorizzare una contrattualizzazione simile alla specialistica ambulatoriale per rafforzare la rete esistente senza destrutturarla. Sulla stessa linea lo Smi, che sottolinea come la priorità dei medici sia ottenere tutele su ferie e malattia analoghe a quelle degli specialisti ambulatoriali.
Risorse, burocrazia e Case di Comunità. Il supporto infermieristico e amministrativo negli studi è accolto con favore, ma Snami pone una riserva fondamentale sulle risorse: "È indispensabile chiarire con quali fondi; non si possono scaricare costi o incombenze sui Mmg" avverte il vice presidente Snami Fabrizio Valeri.
Un altro punto di convergenza è il superamento della semplice "quota capitaria" a favore di una remunerazione legata alle attività svolte. Tuttavia, Matteo Picerna vice segretario nazionale Snami ricorda che la vera battaglia resta quella contro la carta: "La priorità è deburocratizzare la professione, liberando tempo medico da dedicare ai pazienti".
Sullo sfondo resta il dubbio sull'efficacia delle Case di Comunità. Lo Smi rileva come, delle oltre 1.700 programmate, solo una minima parte sia realmente operativa, sollevando il sospetto che l’urgenza del decreto sia legata più alle scadenze del Pnrr che a una reale visione di cura. "La sanità territoriale ha bisogno di riforme concrete e sostenibili, non di soluzioni teoriche" conclude Simona Autunnali  tesoriere nazionale Snami.