Fimmg aderisce al Manifesto Medici e pace
“La professione medica non può che stare dalla parte della vita e della dignità umana, senza distinzione”, afferma il segretario generale Silvestro Scotti. In un contesto segnato da conflitti e fragilità crescenti, il ruolo del medico di Medicina generale si rafforza come presidio di prossimità, ascolto e fiducia. “Curare significa costruire dialogo e relazioni: la pace non è un tema estraneo alla medicina, è una sua condizione essenziale”.
L’adesione al Manifesto si lega anche a una valutazione concreta degli effetti delle tensioni geopolitiche sulla tenuta del Servizio sanitario nazionale. I conflitti, sottolinea la Fimmg, incidono direttamente sulle filiere di approvvigionamento dei farmaci: antibiotici, antidiabetici e oncologici dipendono da materie prime petrolchimiche, la cui disponibilità è resa instabile dalle crisi internazionali. Aumenti dei costi, difficoltà logistiche e scorte limitate – stimate tra otto e dodici settimane – rappresentano criticità già evidenti.
Questo scenario si inserisce in un sistema sanitario già sotto pressione. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento della domanda di cure e l’impatto dell’inflazione e dei costi energetici contribuiscono a una dinamica in cui la spesa cresce ma l’efficacia percepita diminuisce. I dati di opinione indicano una forte richiesta di rilancio del Ssn: circa l’80% dei cittadini considera prioritario investire in sanità, mentre una quota analoga dichiara di aver rinunciato almeno una volta a prestazioni pubbliche. Resta elevata, tuttavia, la fiducia nei medici di famiglia, che supera l’80% e cresce ulteriormente tra gli over 55.
“In qualità di sentinelle del territorio – prosegue Scotti – dobbiamo segnalare il rischio di compressione dei diritti essenziali. La stabilità geopolitica è una condizione strutturale per garantire farmaci, diagnostica e continuità assistenziale”. Da qui l’impegno della Fimmg a sostenere iniziative che favoriscano un ruolo attivo dell’Italia nella costruzione di una pace “giusta e duratura”.
Il Manifesto sarà diffuso capillarmente negli studi dei medici di medicina generale e potrà essere veicolato anche attraverso strumenti digitali, come i promemoria delle prescrizioni dematerializzate e i sistemi di comunicazione con gli assistiti.
“La medicina generale è ogni giorno un presidio di ascolto, prossimità e fiducia – conclude Scotti –. Il medico di famiglia tiene insieme persone, bisogni e comunità, contribuendo a costruire coesione e una cultura concreta di pace”. Un messaggio che si rafforza anche nel contesto simbolico delle festività pasquali, richiamando il legame tra pace, libertà e tutela della dignità umana.