La Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) attacca il progetto di riordino dell’assistenza primaria annunciato dal Governo e apre allo scontro con Regioni ed esecutivo. Nel mirino l’assenza di confronto sulla riforma e il rischio di smantellare un modello che, secondo i dati Ocse 2025, garantisce bassi ricoveri evitabili e continuità assistenziale soprattutto nelle aree interne.
La tensione tra la Medicina generale e il Governo sale di livello. La segreteria nazionale della Fimmg ha deliberato lo stato di agitazione dei medici di medicina generale convenzionati con il Ssn nei confronti del Governo e della Conferenza delle Regioni e Province autonome, in relazione alla prospettata adozione di un decreto-legge sul riordino dell’assistenza primaria territoriale.
La decisione arriva al termine di settimane di forte preoccupazione nella categoria per le indiscrezioni sulla riforma della medicina territoriale e, in particolare, sull’ipotesi di una trasformazione del ruolo dei Mmg verso forme di dipendenza o comunque di maggiore integrazione strutturale nel sistema pubblico. Una prospettiva che il principale sindacato della medicina generale considera un rischio per la tenuta del modello attuale.
Nel comunicato diffuso Fimmg lega direttamente la propria posizione ai dati contenuti nel rapporto Ocse "State of Health in the EU – Profilo della Sanità 2025", presentato di recente al Cnel. Secondo il sindacato, i dati internazionali "ribaltano la narrazione" che accompagna il progetto di riforma, certificando invece l’efficacia dell’assistenza primaria italiana.
Il sindacato sottolinea infatti come l’Italia continui a registrare tassi di mortalità evitabile inferiori alla media europea e ricoveri ospedalieri per patologie croniche tra i più bassi dell’Unione europea. Risultati che, secondo la Fimmg, derivano proprio dalla struttura della Medicina generale italiana, fondata sul rapporto fiduciario continuativo tra medico e paziente e sulla presenza capillare nei territori.
"Un solido sistema di assistenza primaria consente all’Italia di mantenere tassi di ricovero ospedaliero eccezionalmente bassi per le malattie croniche", cita il sindacato dal rapporto Ocse, sostenendo che non esistano evidenze scientifiche in grado di dimostrare la superiorità del modello alternativo prospettato dal Governo.
Fimmg denuncia inoltre quella che definisce la vera emergenza della Medicina generale: la progressiva carenza dei medici di famiglia. Secondo i dati richiamati dalla Federazione, nell’ultimo decennio la densità dei Mmg sarebbe diminuita del 13%, mentre il numero complessivo dei medici in Italia è cresciuto.
Per il sindacato, il problema non sarebbe dunque il modello organizzativo della medicina generale, ma la sua perdita di attrattività professionale. Tra le cause indicate vengono citati i ritardi nei rinnovi contrattuali, l’assenza dell’atto di indirizzo per il nuovo Acn 2025-2027, l’incertezza normativa generata dall’annuncio continuo di riforme strutturali e la mancata pubblicazione, da febbraio, dei bandi per il corso di formazione specifica in medicina generale.
Secondo la Fimmg, la prospettata trasformazione dei medici di famiglia in dipendenti di strutture pubbliche rischierebbe di aggravare ulteriormente la carenza di professionisti, allontanando i giovani medici da una professione già percepita come burocratizzata e poco valorizzata.
Una parte centrale della critica riguarda poi l’impatto territoriale della riforma. Il sindacato sostiene che il modello attuale rappresenti spesso l’unico presidio sanitario stabile nelle aree interne, nei piccoli comuni e nelle periferie urbane, dove le Case di comunità non sono ancora operative o risultano difficilmente accessibili.
La trasformazione organizzativa ipotizzata dal Governo, sostiene la Federazione, potrebbe ampliare le disuguaglianze territoriali tra Nord e Sud e tra aree urbane e zone periferiche, penalizzando soprattutto anziani, pazienti fragili e persone non autosufficienti che dipendono maggiormente dalla continuità del rapporto con il proprio medico di fiducia.
Sul piano politico-sindacale, la Fimmg denuncia soprattutto l’assenza di un confronto formale con la categoria su una riforma definita "di portata sistemica", che inciderebbe sull’assetto professionale e organizzativo della medicina generale e sul rapporto fiduciario medico-paziente. Nel mirino anche la sovrapposizione del possibile decreto agli strumenti contrattuali già esistenti, a partire dall’Acn.
La Federazione parla inoltre di "clima di incertezza istituzionale e professionale" determinato dalla circolazione di bozze e schemi non definitivi che starebbero alimentando allarme sia tra i professionisti sia tra i cittadini.
Conclusa la procedura prevista dalla normativa sulle relazioni sindacali e trascorsi i termini per il tentativo di conciliazione, la Fimmg annuncia di riservarsi ogni ulteriore iniziativa di protesta, fino alla possibile proclamazione di scioperi.
"La tutela dei cittadini non può diventare il pretesto per smantellare un sistema che funziona", sostiene il sindacato, ribadendo che lo stato di agitazione viene proclamato "non per difendere una corporazione", ma per preservare il diritto dei cittadini ad avere un medico di fiducia radicato sul territorio.