Se c’è una costante nel dibattito sulla riforma dell’assistenza territoriale, è la capacità della politica di accendere e spegnere focolai nel giro di poche battute, offrendo dinamiche che non possono non apparire singolari a un osservatore attento. L’ultimo cortocircuito, consumatosi alla vigilia del delicato tavolo di confronto tra sindacati, ministero della Salute e Regioni, ha visto come protagonista il sottosegretario Marcello Gemmato. Una sua dichiarazione ha di fatto rimesso in discussione quanto messo nero su bianco dal ministro Orazio Schillaci e dai governatori regionali in merito al ridisegno del ruolo, della remunerazione e del contratto dei Mmg. La stranezza balza subito all'occhio: un sottosegretario alla Salute che smentisce nei fatti il proprio ministro e, al contempo, si posiziona in aperto contrasto con i colleghi del suo stesso partito che siedono nella Conferenza delle Regioni. Se questi ultimi si sono mostrati storicamente favorevoli alla formula del "doppio canale" per la Medicina generale, ipotizzando quote di dipendenza per i nuovi inserimenti, l'uscita dell'esponente di governo ha sparigliato le carte, blindando l'attuale assetto. Una discrepanza interna alla stessa forza di maggioranza che fotografa la complessità - e forse la frammentazione - con cui la politica sta affrontando la transizione sanitaria.
Al centro della contesa c’è l'accelerazione impressa dalle scadenze del Pnrr per la piena operatività delle Case di comunità, un traguardo che i tecnici comunitari monitorano con il cronometro alla mano. Qualunque freno o cambio di rotta sulla dipendenza o sulla rimodulazione del rapporto d'impiego rischia di bloccare l'intero ingranaggio burocratico ed economico.
La reazione della Fimmg, tuttavia, ha scelto la via della diplomazia e del pragmatismo, trasformando quello che poteva essere uno scontro frontale in un "chiarimento politico importante". Il sindacato ha incassato con favore la posizione che ribadisce come il rapporto convenzionale resti la via prioritaria per la Medicina generale e la pediatria di libera scelta.
"È una posizione che Fimmg condivide e che corrisponde alla natura stessa del nostro lavoro: prossimità, continuità assistenziale, radicamento capillare nel territorio" ha fatto sapere il sindacato, sottolineando come l’evoluzione della professione debba avvenire nello stesso alveo giuridico attuale.
La vera partita si sposta ora sui contenuti operativi e sulle proposte concrete del sindacato. La linea di Fimmg resta ferma: le Case di Comunità non possono rimanere scatole vuote o cattedrali nel deserto burocratico; devono diventare centri di cure primarie realmente funzionanti per i cittadini, e questo traguardo è raggiungibile solo attraverso il pieno coinvolgimento dei medici di famiglia, senza snaturarne la flessibilità e l'autonomia garantite dal modello convenzionale.
Per i Mmg, la sfida che si gioca ai tavoli istituzionali non è solo sindacale, ma di pura sopravvivenza del sistema assistenziale per come lo conosciamo. Resta da capire se la spinta verso una maggiore integrazione strutturale troverà una sintesi efficace con le soluzioni operative che il sindacato intende difendere "con spirito costruttivo e responsabilità". I fondi europei non aspettano, e i medici di famiglia attendono risposte univoche da una maggioranza che, sul futuro della categoria, sembra parlare lingue diverse.
Anna Sgritto