Il dietrofront dell'esecutivo sul decreto di riordino della medicina territoriale non spegne le preoccupazioni dei rappresentanti di categoria. Lo Snami lancia l'allarme sul rischio che l'accantonamento del provvedimento si traduca in un prolungato stallo politico, capace di congelare i problemi strutturali che penalizzano l'assistenza primaria e la medicina di famiglia. A delineare i contorni della critica è Simona Autunnali, tesoriere nazionale dello Snami, che ravvisa nelle ultime indiscrezioni il pericolo di un compromesso al ribasso, un "risultato che scontenta tutti" e che aggira le vere priorità del settore. Il timore principale è che, una volta archiviata la riforma organica, resti in piedi unicamente l'obbligo per i medici di medicina generale (Mmg) di coprire sei ore di attività all'interno delle Case della Comunità (Cdc).
"Non vediamo alcuna vittoria", taglia corto il vice presidente nazionale dello Snami, Fabrizio Valeri. Secondo la linea del sindacato, l'attuale impianto di revisione finirebbe per cancellare gli elementi ritenuti strategici per il rilancio della professione, introducendo nuovi vincoli orari e organizzativi a carico dei medici senza alcuna contropartita in termini di tutele e sviluppo del comparto.
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La formazione specialistica: viene messa da parte l'istituzione della specializzazione universitaria in Medicina generale, giudicata fondamentale per assicurare alla disciplina pari dignità accademica rispetto alle altre specialità mediche.
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Il ruolo unico: viene mantenuto un modello normativo fortemente contestato dal sindacato fin dalla sua introduzione, considerato fonte di disparità e di forte irrigidimento organizzativo, specialmente per i professionisti più giovani.
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La sostenibilità nelle Cdc: l'imposizione generalizzata delle sei ore aggiuntive nelle Case della Comunità rischia di entrare in aperto conflitto con l'operatività degli studi medici territoriali, che rappresentano il primo e più efficiente presidio di prossimità per i cittadini.
La vera emergenza di cui il tavolo di confronto dovrebbe occuparsi, conclude lo Snami, resta la gravissima carenza di medici di famiglia generata dai pensionamenti e dalla scarsa attrattività della branca per i giovani colleghi. Senza investimenti reali sulla formazione e senza modelli organizzativi sostenibili, l'unico effetto concreto della riforma rischia di essere un mero aumento degli obblighi orari, lasciando la sanità territoriale priva di risposte strutturali.