Mmg, il Veneto gioca d'anticipo
L'accordo sottoscritto a livello regionale stabilisce che i medici convenzionati a quota capitaria, oggi inseriti nelle Aggregazioni funzionali territoriali, garantiscano la presenza nelle Case di Comunità dal lunedì al venerdì nella fascia oraria compresa tra le 8 e le 20. La copertura sarà assicurata attraverso un sistema di turnazione tra i professionisti, mentre nelle restanti fasce orarie continuerà a operare il servizio di continuità assistenziale.
Per i medici del ruolo unico operanti a regime orario viene invece confermato l'impiego nelle Case di Comunità per 38 ore settimanali, con attività concentrate prevalentemente nelle ore notturne e durante i fine settimana. L'obiettivo è ampliare l'offerta assistenziale territoriale e garantire il funzionamento delle strutture previste dal Dm 77.
L'intesa introduce inoltre la possibilità, per entrambe le tipologie di professionisti, di svolgere ulteriori attività nelle Case di Comunità fino a un massimo di 6-10 ore aggiuntive settimanali. Tali prestazioni saranno remunerate con un compenso di 60 euro lordi all'ora.
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la presa in carico degli assistiti. Nelle fasce orarie dedicate alle attività nelle Case di Comunità, i medici presenti potranno infatti assistere non soltanto i propri pazienti ma tutti i cittadini che accederanno alla struttura, rafforzando la funzione di presidio territoriale e di risposta ai bisogni assistenziali a bassa complessità.
L'accordo veneto assume oggi un rilievo che va oltre i confini regionali. Con il via libera delle Regioni all'Atto di indirizzo nazionale e l'avvio del negoziato per il nuovo Acn, il tema della presenza dei medici di famiglia nelle Case di Comunità è infatti entrato nella fase decisiva. Il documento approvato dal Comitato di Settore prevede fino a 6 ore settimanali di attività nelle strutture territoriali e demanda alla contrattazione nazionale la definizione delle modalità organizzative. In questo contesto, l'esperienza del Veneto rappresenta un possibile laboratorio per il confronto nazionale. L'intesa mantiene infatti il rapporto convenzionale dei medici di medicina generale e punta a realizzare l'integrazione nelle Case di Comunità attraverso strumenti negoziali e incentivi economici, in linea con l'impostazione che Governo, Regioni e sindacati stanno ora cercando di tradurre nel nuovo accordo collettivo nazionale.
Il percorso avviato in Veneto potrebbe quindi offrire indicazioni utili anche alle altre Regioni chiamate a rendere operative le Case di Comunità finanziate dal Pnrr, mentre il tavolo nazionale è impegnato a definire un modello condiviso che consenta di raggiungere gli obiettivi della riforma territoriale senza modificare l'attuale natura convenzionata della Medicina generale.